Tessili, l’appello che non convince: nessuna intesa sul nuovo contratto
Economia

Tessili, l’appello che non convince: nessuna intesa sul nuovo contratto

Confindustria chiama. I sindacati rispondono. Picche. Lo stallo che caratterizza la discussione sul rinnovo del contratto nazionale del settore ha spinto ieri il presidente del gruppo filiera tessile di Unindustria Como, Andrea Taborelli, a scrivere una sorta di lettera aperta ai sindacati di categoria: un invito esplicito a «creare tra imprese e lavoratori un fronte comune in grado di dare un futuro a una delle più importanti branche del sistema manifatturiero italiano. Un settore che per Como – ha specificato Taborelli – significa oltre 1.700 unità locali, per un totale di 18.800 addetti e un valore annuo di export di 1,4 miliardi di euro».

L’obiettivo rilanciato ieri da Taborelli e appoggiato da Sistema Moda Italia è applicare al tessile «il modello sdoganato dal rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici». Un’intesa, specifica nella sua lettera-appello il presidente del gruppo filiera tessile di Como, con il quale «si è riusciti non soltanto a trovare un accordo sul riconoscimento degli adeguamenti in busta paga ex-post, rispetto all’andamento del costo della vita, ma con cui si è soprattutto riusciti a inserire il concetto che la ricchezza da distribuire resti legata all’effettivo andamento della singola azienda, favorendo ed incentivando la contrattazione di secondo livello».

I toni apparentemente distesi e concilianti di Taborelli non hanno però convinto i sindacati lariani. Che confermano in toto le ragioni dello sciopero del 13 gennaio (il primo proclamato a livello nazionale dopo una ventina d’anni), rispedendo in buona sostanza al mittente lettera e invito. «L’appello di Unindustria è decisamente inusuale – dice Francesco Di Salvo, segretario dei tessili Cgil di Como – il contratto dei metalmeccanici si è chiuso con aumenti che a consuntivo, ovvero a giugno 2018, non saranno superiori ai 50 euro mensili. Il modello dei metalmeccanici per noi è inaccettabile e non estendibile al settore tessile, una soluzione giudicata unitariamente non percorribile. Oggi un operaio tessile che lavora a giornata non arriva a 1.000 euro netti al mese – dice ancora Di Salvo – chi fa i turni può arrivare a 1.300/ 1.400 euro».

Armando Costantino, segretario dei tessili della Cisl lariana parla delle «omissioni di Unindustria» che tace sulla «questione sui diritti acquisiti: dalla settimana in meno di ferie per gli impiegati all’obbligo di ore straordinarie. L’appello di Taborelli suona strano, sembra voler imputare al sindacato il mancato rinnovo del contratto. Ma la responsabilità per questa firma che non arriva è tutta delle imprese che rifiutano la nostra piattaforma in modo totale. Siamo pronti a ragionare ma vorremmo essere ascoltati».

17 Gen 2017

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