Cronaca

Test bislacchi e libroni di oltre mille pagine per accedere al più bel mestiere del mondo

L’opinione di un primario
Mancano già medici e se continua così sarà anche peggio. Non dovrebbe essere però un grosso guaio se guardiamo uno studio inglese di alcuni anni fa: durante una settimana di sciopero dei medici si è abbassata la mortalità dei cittadini.
Poiché però crediamo essersi trattato di un impertinente errore statistico o semplice casualità ci poniamo il problema e proviamo a inoltrarci.
Il primo ostacolo è un numero chiuso, all’accesso alla facoltà di Medicina, molto ridotto, selettivo
e fondato su criteri discutibili. Si basano infatti su un nozionismo legnoso, spesso gravido di domande bislacche, più che su un tentativo di selezione per reale intento dei candidati. Prova ne è che oltre il 25% degli ammessi abbandona gli studi medici dopo il primo anno. Quindi vanno rivisti. Per esempio con un test psicologico ed attitudinale che valuti, oltre al livello culturale, le reali aspirazioni ed intenzioni dei candidati. Sul modello assunzione aziendale.
Ma una selezione all’ingresso è indispensabile. Non dimenticheremo mai i drammatici anni che ha vissuto la nostra generazione, quando non c’era numero chiuso e si doveva andare cinque, sei ore prima per riuscire a entrare in aule stracolme ad ascoltare (spesso in piedi) le lezioni e a volte ci si metteva in coda la sera prima per iscriversi agli esami.
L’altro punto è che studiare Medicina è difficile, e prevede un percorso di studi lungo. I primi anni, soprattutto, sono distanti anni luce dall’immaginario collettivo. Ci si sente portati a fare il medico sul modello della serie televisiva “E.R. medici in prima linea”. Ci si aspetta subito maglietta e pantaloni verdi stile George Clooney e si entra in facoltà urlando “libera!”, nella speranza di resuscitare qualche assonnato studente o professore. Poi ci si insabbia su libroni di 1.000 e più pagine di fisica, chimica, biofisica, biochimica molecolare, anatomia più o meno patologica e statistiche di vario genere. E le passioni annacquate si diluiscono fino a spegnersi come tenui candeline.
Se però, dotati di una volontà di ferro, nervi d’acciaio e di un fisico tosto si arriva sfiniti alla laurea, sappiate, giovani medici, che il difficile inizia proprio in quel momento.
Altro numero chiuso, anzi chiusissimo come i forzieri di Fort Knox per accedere alle scuole di specialità. Dove, dopo aver lasciato ogni speranza, i fortunati che entrano vivranno 5 anni di turni, notti, contatto con la morte, con la disabilità, con corpi e menti malate.
Chi però ce la farà, non solo costruirà in se stesso un carattere forte e duraturo, ma avrà accesso al più bel mestiere del mondo. Coraggio quindi, chi ha passione, coraggio e voglia di studiare si faccia avanti.

19 maggio 2012

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
ottobre: 2018
L M M G V S D
« Set    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
 Farmacie di turno 

   Ospedali   

   Trasporti   
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto