Test sierologici Ats al via: positivo il 20% dei casi. Ma 6 su 10 rifiutano di sottoporsi all’esame

Ha vinto il bando di gara

Il 20% dei test sierologici effettuati dall’Ats Insubria è positivo. Lo conferma la direzione generale della stessa Ats che ieri ha diffuso, in un comunicato, i primi dati sulla sua «attività di monitoraggio dei soggetti che hanno terminato la quarantena» e sullo «screening degli operatori sanitari».
Impossibile conoscere le cifre suddivise per provincia, non si sa quindi quanti test siano stati fatti sul Lario e quanti nel Varesotto. L’unica certezza è che «dal 6 al 12 maggio sono stati sottoposti a esame 1.204 cittadini, di cui 768 operatori sanitari».
Al momento, spiega l’Ats, sono stati completati 1.131 test, 756 dei quali «relativi ad operatori sanitari».
I «soggetti positivi» sono stati 221, pari al 19,54%; hanno invece dato esito negativo 869 esami, mentre 41 risultati «dubbi». Tra i positivi, gli operatori sanitari sono 52.
Va ricordato che la campagna diagnostica dell’Ats è destinata agli operatori sanitari e ai cittadini che sono stati messi in isolamento fiduciario «a seguito di indagine epidemiologica o dal medico di medicina generale».
I test non vengono cioè proposti a pazienti Covid-positivi, per i quali è invece confermata la necessità del doppio tampone negativo (almeno a 24 ore di distanza) a conclusione della quarantena obbligatoria.
I 221 positivi sono quindi, con ogni probabilità, persone che, pur avendo contratto il virus, non hanno mai avuto una diagnosi ufficiale in tal senso. I test sierologici sono proposti dall’Ats Insubria – sulla base delle informazioni epidemiologiche in suo possesso, o su richiesta del medico curante – ai cittadini che «rientrano nel target indicato». L’adesione è facoltativa. E infatti, dall’avvio della campagna (iniziata sul Lario da 10 giorni), su 1.199 cittadini (non operatori sanitari) posti in quarantena fiduciaria ai quali è stato proposto il test sierologico, si sono registrate soltanto 521 adesioni, pari al 43%. La maggior parte delle persone contattate si è rifiutata di sottoporsi al test. Ovviamente, la campagna non si ferma. Le rilevazioni delle prossime settimane, sostiene l’Ats, dovrebbero permettere di avere un quadro «ancora più significativo in ordine alla prevalenza della sieropositività, sia nel gruppo degli operatori sanitari, sia nel gruppo riguardante i soggetti guariti a fine quarantena». Ma i numeri sono ancora molto bassi. Sul territorio di riferimento dell’Ats Insubria vivono circa 1.450.000 persone. Questo significa che, al momento, è stato testato lo 0,08% della popolazione. Un campione che definire marginale è un eufemismo.

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