Testimonianze dalla Bielorussia che protesta

un murales che inneggia alla libertà della Bielorussia

Ekaterina Grishanova vive a Como da otto anni. In questi giorni traduce le notizie sul suo Paese

Ekaterina Grishanova è un’insegnante di lingue di 33 anni originaria della Bielorussia che da otto anni vive a Como, dove insegna inglese in una scuola privata e all’Università dell’Insubria. In questi giorni si è attivata per essere d’aiuto alla popolazione del suo Paese facendo conoscere quello che sta accadendo dopo che le elezioni hanno riconfermato il dittatore Alexander Lukashenko, al potere da 26 anni, e che l’oppositrice Tikhanovskaya ha dovuto lasciare il Paese per le minacce ricevute. Le informazioni che filtrano a fatica dalle città della Bielorussa, vengono tradotte in tutte le lingue del mondo da bielorussi che vivono all’estero e che hanno creato un blog (quello in italiano è www.bielorussialibera.wordpress.com).

«In questo momento – racconta Ekaterina – sto traducendo in italiano le testimonianze dei manifestanti arrestati (oltre seimila) che vengono rilasciati. I racconti fanno davvero impressione. La cosa più brutta è stata ascoltare i file audio dei parenti in attesa dei loro cari fuori dal carcere, si sentono le urla e i lamenti di voci maschili provenire dall’interno, ci sono testimonianze di torture proprio come nelle peggiori dittature. Ad alcuni hanno imbrattato i capelli con la vernice per umiliarli. Anche i giornalisti sono stati incarcerati, ho ascoltato la testimonianza di un ragazzo uscito che dice di essere stato in cella con un giornalista russo e con un altro reporter straniero, questi sono stati subito liberati grazie all’intervento delle ambasciate, ma è stato sequestrato loro il materiale, pc, chiavette Usb, macchine fotografiche…».

«Prima delle elezioni – continua Ekaterina – abbiamo creato su Facebook gruppi di bielorussi che sono sparsi nel mondo, io sono entrata nel gruppo di Roma, abbiamo organizzato manifestazioni prima e dopo le elezioni, e quando sono partite le proteste abbiamo deciso di raccontare anche all’Italia quello che accadeva; si è creato un mediagroup diviso per lingue, che analizza le notizie da fonti affidabili per poi tradurle nelle varie lingue. La cosa positiva è che c’è tanta solidarietà sia in Bielorussia che fuori, i medici offrono aiuto alle persone picchiate, i meccanici aggiustano le auto danneggiate durante le manifestazioni, anche dall’estero stiamo ricevendo aiuto. Persino Elon Musk ha voluto mettersi in contatto e ci ha chiesto cosa poteva fare per aiutarci. Inoltre, in tre giorni siamo riusciti a raccogliere oltre un milione di euro per aiutare prigionieri. Abbiamo chiesto il sostegno a persone famose, politici, giornalisti…».

Non ha paura? «Sono preoccupata per la mia famiglia che è in Bielorussia ma non temo di espormi, non posso tornare indietro ma solo fare passi in avanti. Non sto facendo niente di male, sento il dovere di far conoscere le ingiustizie che il popolo del mio Paese sta vivendo. Io e mia sorella siamo andate a votare all’ambasciata a Berlino, c’era così tanta gente che ho fatto quattro ore di fila. Tutti ci tenevano molto a partecipare alle elezioni, non si era mai visto prima. Ora non smettiamo di credere in un cambiamento. Questa è una grande possibilità per cambiare il Paese, non sarà facile con una dittatura di 26 anni, ma è il momento di farlo».

Quali sono i suoi sogni per il futuro? «Sono venuta in Italia 10 anni fa per un progetto all’Università di Trento poi mi sono trasferita a Como dove insegno e dove mi trovo bene. Fin da subito ho lavorato per creare un ponte tra l’Italia e la Bielorussia, per favorire scambi culturali, idee, conoscenze. Ho partecipato a un convegno dell’Insubria sulle minoranze e vorrei fare ancora di più. Vorrei continuare a portare l’esperienza europea in Bielorussia, e accogliere le esperienze bielorusse in Europa».

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