Tex, Zagor e i sogni di carta che non muoiono mai. Applausi per la serata di LarioBook

Claudio Villa e Alessandro Piccinelli a Lariobook

«Il disegnatore è il primo lettore di ciò che crea. La sua è l’emozione di chi scopre la magia del racconto». Claudio Villa, autore di punta del fumetto italiano e copertinista di Tex ha raccontato giovedì scorso a una platea affollata di appassionatissimi i segreti del suo lavoro. Lo ha fatto assieme ad Alessandro Piccinelli, altro grande talento comasco dei comics e a sua volta copertinista di Zagor.
I due disegnatori della scuderia Bonelli sono stati ospiti di LarioBook, il festival letterario di Corriere di Como ed Espansione Tv.
Moltissimi gli aneddoti e le curiosità emerse da 90 minuti di dialogo con il pubblico.
A partire, ovviamente, dagli esordi. I primi disegni di Villa per Martin Mystère, ad esempio, con lo sceneggiatore Alfredo Castelli «che mi lasciava ampi margini di manovra». O il tentativo di Piccinelli di proseguire sulla strada di Gallieno Ferri, «il creatore grafico dello Spirito con la scure, al quale tutti i lettori sono rimasti molto affezionati».
Villa e Piccinelli hanno raccontato come nasce una copertina, il rapporto di odio e amore che li lega agli sceneggiatori, la meticolosità necessaria nel tratteggiare le storie. «La cultura dell’immagina è oggi molto più accurata di un tempo – ha detto Villa – non possiamo permetterci errori perché non ci verrebbero perdonati».
Interessante anche il rapporto tra gli stessi disegnatori, mai veramente in competizione tra loro. «Si guarda al lavoro degli altri con ammirazione – ha detto Piccinelli – c’è sempre da imparare. Io, per esempio, prima di essere disegnatore sono stato lettore di Tex, Zagor e Dylan Dog e sono andato a “lezione” Da Fabio Civitelli, Jèsus Blasco e Giovanni Ticci».
Una vera e propria lezione su come si realizza una copertina è stata poi impartita da Villa, il quale ha raccontato come Sergio Bonelli amasse «trovare un’idea all’interno della storia e inviarla al disegnatore affinché la rielaborasse. Oggi si procede in modo diverso. Leggo l’intero albo e mi faccio dare il titolo, poi cerco situazioni che possano racchiudere la storia in un’immagine. La cosa importante è non raccontare mai il finale, dire ma non troppo. Meglio è se si è in grado di suscitare curiosità e domande nel lettore».
In copertina, insomma, si mettono le azioni che «creano più attesa». Con l’eroe, ovviamente, sempre in primo piano. «L’inquadratura è quindi fondamentale: mai “impallare” Tex, mai farlo vedere di spalle».
Letteratura e immagini che si fondono in funzione di un racconto. Il segreto del fumetto è anche questo: un segreto che ha permesso sin qui alla settima arte di non rimanere travolta dalla rivoluzione digitale. La crisi c’è, le edicole chiudono e le vendite sono in calo. Ma i sogni non si possono fermare. I sogni di chi cavalca sulle praterie leggendo Tex.

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