Thais, il suo cavallo e un dolce, malinconico magone

altMemorie lariane
di Renzo Romano

Racconto storie, lo giuro, vere davvero, pescate nel mio vissuto. Mi lascio guidare dai sentimenti più che dall’intelligenza; ne soffrono talvolta le regole del corretto scrivere, latita la grammatica, la sintassi è violentata.
Nelle mie note la cronaca fa solo da sfondo a malinconia, rimpianto, rinnovata sofferenza, suscitati dal ricordo di “brutte” storie di avvenimenti tristi e dolorosi.
Allo stesso modo le “belle” storie colorano i miei pensieri e, ricordandole, mi ritrovo a

sorridere beatamente travolto da un piacevolissimo “magone” .
La storia che racconto oggi è di quelle che lasciano il segno, una storia dove il “bello” e il “brutto” si incontrano, anzi si scontrano in un caos di sentimenti.
È il 1984, la mia vita trascorre monotonamente tranquilla tra scuola, redazione, casa.
Al liceo mi travesto da severo professore di matematica, che “prima di mollare un sei ti fa morire” come dicono i miei studenti; in redazione commento i fatti di cronaca; a casa indosso i panni di papà affettuoso di due bimbe, Valentina e Raffaella, un papà di quelli che “le bambine le vizi troppo!” mi rimprovera sempre mia moglie.
È il pomeriggio di una soleggiata giornata di maggio. “Driiiinnn!” fa il campanello. Una voce: «Buon giorno prof, sono Thais». Rispondo: «Ciao Thais, ti apro il cancello, sali!». Thais, in un italiano reso buffo dal suo accento inglese, dice: «Prof, dove lo lascio il mio cavallo?». Io, sorpreso: «Il cavallo? Quale cavallo? Aspettami che scendo io!». Corro alla finestra e vedo davanti al cancello Thais che tiene saldamente in mano le redini di un bellissimo cavallo marrone.
Anche le mie figliole si sono affacciate e: «Papà, scendiamo anche noi, vogliamo vedere il cavallo!».
Detto fatto, eccoci tutti davanti a Thais e al suo cavallo. Dimenticavo… Thais è una ragazza inglese che frequenta da un anno il liceo Giovio; è intelligente e volonterosa, ogni tanto viene da me per farsi spiegare quello che in classe non capisce anche a causa della lingua. Tra noi è nata una sincera amicizia.
Thais è estroversa, sempre sorridente, allegra e solare, affezionata alle mie bambine alle quali si diverte ad insegnare qualche parola d’inglese.
Valentina e Raffaella sono incantate ad ammirare il cavallo. Thais le invita ad accarezzarlo e: «Volete provare a cavalcarlo?». Detto fatto, prende in braccio prima una e poi l’altra e le mette in groppa al cavallo. Raccomanda loro di stare ben ferme aggrappate alla sella, allenta le redini, il cavallo solleva la testa e inizia a camminare lentamente nel cortile della casa.
Thais parla al suo cavallo, che annuisce scuotendo la lunga criniera, mentre in sella Valentina e Raffaella non stanno più nella pelle per l’emozione e la gioia. Lo spettacolo di Thais che cammina per il cortile con le mie figliole in sella al cavallo è inciso nella mia memoria come uno dei ricordi più belli e commoventi. Anche le cose più belle, però, a un certo punto finiscono. «Adesso basta Thais, dobbiamo fare lezione». «Prof, aspetti che lego il cavallo a un albero».
Il cavallo, improvvisamente, dà uno scossone, le briglie si sciolgono, corre verso il cancello. Thais lo rincorre, lo raggiunge prima che esca in strada, afferra le redini, lo accarezza sul collo, gli parla, ritorna verso il cortile. Il cavallo si lascia docilmente legare a un albero del giardino.
Richiamati dalle grida di Thais all’inseguimento del cavallo, alcuni bambini sono scesi in cortile. Attorniano Thais, la tempestano di domande, vogliono accarezzare il cavallo… e lei, Thais, esprimendosi nel suo buffo, simpatico ed efficace italiano, sorride, spiega, invita i piccoli ad avvicinarsi, i più grandicelli li issa in sella…
Capisco che quel giorno la lezione è finita prima ancora di cominciare. Fin qui la storia è bella, bella davvero, ma… Un mattino di qualche mese dopo una voce affranta al telefono mi dice che Thais ha avuto un terribile incidente in moto… Thais non c’è più!
Sono sconvolto, qualche giorno dopo vado a trovare i suoi genitori nella loro bella casa a Camerlata. Sono commosso e ammirato dalla compostezza del loro dolore. Mi colpisce la dolcezza della mamma. Il mio inglese è scolastico, inadeguato, ma la mamma di Thais parla la lingua del cuore, la capisco benissimo. Mi racconta della decisione di donare gli organi dell’amatissima figliola per salvare la vita di altri. Vengo a sapere dell’impegno di Thais come volontaria per aiutare le persone svantaggiate mediante terapie riabilitative a cavallo.
Per ricordarla, due anni dopo la sua scomparsa, l’associazione verrà intitolata a Thais.
Di tanto in tanto vado a trovare i genitori di Thais. Ci scambiamo libri, mi è rimasto “A passage to India”.
Mi illudo di dare qualche conforto. Sono trascorsi quasi trent’anni, ci siamo persi, nulla so di loro. Di Thais e del suo cavallo rimane nitido il ricordo accompagnato da quel dolcissimo malinconico magone.

Nella foto:
Un esempio di ippoterapia. L’associazione Thais, nata nel 1985 nel Comasco, fornisce terapie riabilitative a cavallo e in piscina, per bambini e adulti con disabilità fisiche e mentali

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