«Ticino, contratti sotto la soglia del minimo salariale»

Dogana Frontalieri

Cresce la preoccupazione tra i sindacati italiani che tutelano i frontalieri per “TiSin”, organizzazione per il lavoro in Ticino che non farebbe esattamente l’interesse dei lavoratori.
«“TiSin” ha creato un quadro legale ad hoc per poter continuare a sfruttare coloro che fingono di voler allontanare dal mercato del lavoro ticinese». È la denuncia di Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di Unia Ticino. A cui fanno eco le perplessità di Cgil e Uil.
Giuseppe Augurusa responsabile nazionale dei frontalieri per la Cgil, ricapitola la questione.
«Dal 1° di dicembre di quest’anno – spiega Augurusa – entrerà in vigore anche in Canton Ticino il salario minimo che prevede retribuzioni di almeno 19 franchi all’ora. Calcolando uno stipendio lordo mensile si tratta di 3.500 franchi al mese. Sappiamo che oltrefrontiera il 50% dei contratti sono contratti collettivi e il restante 50% contratti di natura individuale, con il salario minimo il Ticino adotta un riferimento sotto il quale non è possibile andare, un minimo per altro deciso con un referendum dagli svizzeri stessi».
Ma ecco il problema che ha allarmato Augurusa: «Sappiamo che molte imprese hanno sottoscritto contratti in deroga con un sindacato vicino alla Lega dei ticinesi, il “TiSin”, stiamo parlando di grosse aziende che hanno stipulato contratti collettivi aziendali al di sotto del salario minimo, un fatto che scopre il trucco della Lega ticinese: da un lato “prima i nostri”, quindi privilegiare l’assunzione di lavoratori ticinesi, dall’altro l’accordo che favorisce smaccatamente le imprese che non vogliono vincoli».
Gli fa eco Pancrazio Raimondo, segretario nazionale della Uil Frontalieri: «Mi pare un sindacato di comodo che deve dimostrare di essere sindacato». Il pensiero di Pancrazio Raimondo va al Sindacato autonomista Lombardo nato all’alba del successo elettorale della Lega Lombarda nel 1990: «La Lega sentì il bisogno di creare un proprio sindacato, bastò mettere insieme un po’ di persone, ma era del tutto inconsistente.. mi chiedo, ma chi sono gli iscritti di TiSin, hanno una base organizzativa che ne garantisca l’autonomia? Mi pare una situazione grave per il mercato del lavoro ticinese, in cui il salario minimo arriva non per primo, visto che altri Cantoni hanno iniziato a seguire quella strada».
Il salario minimo non è la panacea, ma di certo significa mettere un punto, un limite al di sotto del quale non è possibile “assicurare un tenore di vita dignitoso” (come afferma l’Art. 1 della Legge sul salario minimo).
Opinione di entrambi i rappresentanti dei frontalieri è che se gli accordi in deroga con le imprese andassero davvero sotto quella soglia, i già esistenti problemi di dumping salariale oltrefrontiera verrebbero ancor di più aggravati. Una situazione che, a partire da dicembre, andrà monitorata.
«Dove non vi sono contratti collettivi, a parità di mansione, un frontaliere prende il 32% in meno in Ticino a parità di mansione – precisa Augurusa – bisognerà mettere in campo politiche di cooperazione con progetti Interreg per la formazione e l’orientamento dei lavoratori, favorire l’incontro di domanda e offerta attraverso canali istituzionali per evitare situazioni non dignitose».

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