Ticino-Italia, prove di dialogo. Nove tesi per cancellare il muro

altIl convegno – Martedì prossimo politici e imprenditori si riuniscono a Tavernola
Il documento scritto dagli economisti Alberto Bramanti e Remigio Ratti

Nove tesi per vincere la complicata sfida dei rapporti all’interno dell’Insubria. C’è un pezzo di Ticino che, nonostante tutto, non si arrende all’idea del conflitto permanente con le province di frontiera. I moltissimi padroncini, i troppi frontalieri, la concorrenza sui salari e ogni altra “emergenza” denunciata oltre frontiera dalle forze politiche più conservatrici non chiudono le porte a un dialogo che altri interlocutori giudicano più che mai necessario. Alcuni di questi interlocutori

si sono dati appuntamento martedì sera, nel salone delle conferenze del Grand Hotel Como, a Tavernola, per una tavola rotonda organizzata dal Gruppo di Lavoro Insubrico (Gli) dei Rotary Club. Un’occasione abbastanza rara, nel panorama sin qui asfittico delle relazioni tra il Cantone di lingua italiana e le province di frontiera dell’Alta Lombardia (Como e Varese, in particolare).
Un convegno in cui prenderanno la parola, tra gli altri, due tra i più rappresentativi esponenti politici ticinesi: il senatore Filippo Lombardi, già presidente del Consiglio degli Stati a Berna e oggi capogruppo dei Popolari Democratici alla Camera Alta del Parlamento federale; e Marco Borradori, sindaco di Lugano e in passato, per 18 anni, consigliere di Stato a Bellinzona, l’uomo più in vista della Lega dei Ticinesi.
Il convegno di Como sarà aperto da due relazioni affidate ad Alberto Bramanti, docente di Analisi economica delle politiche industriali e territoriali alla Bocconi e a Remigio Ratti, docente di Economia a Friburgo e a Lugano.
«Il nostro obiettivo – dice il professor Ratti – è superare lo scontro muro contro muro che mette tutti in difficoltà, sia l’Italia sia la ricca Svizzera e il Ticino. Bisogna comprendere come vi sia oggi una sostanziale unità degli interessi regionali transfrontalieri. Bisogna trovare risposte ai problemi, sapendo che alcuni di essi sono falsi perché sfruttati politicamente».
La strada indicata da Ratti immagina «risposte unitarie “win-win” per le due parti. Risposte difficili, possibili sul medio-lungo termine e non soltanto sul piano istituzionale».
Il convegno di Tavernola è strutturato in modo originale: Ratti e Bramanti presenteranno «nove tesi» sulla «governance possibile» del territorio insubrico, immaginato come una sorta di «grande area metropolitana che ci coinvolge tutti». Le tesi saranno poi il punto di partenza del dibattito tra operatori economici e rappresentanti delle istituzioni e della politica.
Nella discussione saranno certamente toccati i temi di maggiore attualità, a partire dal referendum contro i bilaterali che gli svizzeri saranno chiamati a votare il prossimo 9 febbraio. «Il tipo di approccio che abbiamo immaginato – dice Ratti – vuole essere innovativo. Se dovessi usare un’immagine, direi che bisogna cambiare gli occhiali con cui si guarda la realtà. Andare alla ricerca di soluzioni più eque e sostenibili ai problemi che attraversano il sistema economico e sociale del territorio insubrico». La frontiera non come muro, insomma, né come barriera identitaria. Ma come opportunità di sviluppo e di crescita.

Da. C.

Nella foto:
Il problema del frontalierato, con la crescita esponenziale dei lavoratori italiani in Ticino, è uno dei più sentiti sul territorio

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