Ticino, la guerra ai frontalieri non paga più. Anni di polemiche “cancellate” dal voto del 7 aprile

Targa Canton Ticino

Il Ticino vira a sinistra. Non una sterzata brusca, piuttosto una curva dolce. In sintonia con quanto accaduto di recente in altri Cantoni.
Le elezioni del 7 aprile vedono per la prima volta da 12 anni una sconfitta della Lega dei Ticinesi, partito che sembrava destinato a dominare la scena politica del Cantone ancora a lungo.
L’alleanza elettorale con i conservatori dell’Udc ha permesso alla Lega di mantenere i due seggi in Consiglio di Stato (il governo di Bellinzona), ma il risultato del Gran Consiglio (il Parlamento) è stato molto deludente.
Rispetto al 2015, la Lega ha infatti perso oltre il 5% dei voti e ben 4 deputati, scendendo sotto la soglia del 20%. L’Udc ha sicuramente drenato parte dei consensi leghisti – è infatti riuscita ad ottenere 7 seggi e un punto percentuale più di quattro anni fa – ma non ha sfondato, restando sempre molto al di sotto delle percentuali dei Cantoni della Svizzera interna. La sorpresa è giunta, come detto, dalla sinistra.
I socialisti, in primo luogo, che hanno mantenuto agevolmente il seggio in governo e confermato i voti (e i seggi, 13) in Parlamento.
Ma soprattutto l’ala più radicale dello schieramento, ovvero il Movimento per il Socialismo (Mps) e il Partito Comunista (Pc). Il primo è passato da 1 a 3 parlamentari, il secondo da 1 a 2.
Numeri sicuramente piccoli in senso assoluto, ma sorprendenti in chiave politica. Nelle scorse settimane, sia a Zurigo sia in altri grossi centri lo spostamento a sinistra aveva premiato i Verdi.
In Ticino non è accaduto allo stesso modo. Gli ecologisti sono riusciti a confermare i loro seggi in Parlamento (6) ma non hanno rotto gli argini del consenso.
Una situazione particolare, se si pensa alle caratteristiche del Cantone di lingua italiana. D’un colpo, dopo lo scrutinio dei voti del 7 aprile, è parso che anni di discussioni interminabili e spesso fuori misura sui frontalieri e su un mercato del lavoro “drogato” dalla presenza di manodopera italiana, siano stati messi da parte.
Il Ticino ha scoperto forse di essere stanco di parole – le promesse di Lega e Udc sul taglio dei frontalieri sono state totalmente disattese – e ha fatto capire di aver bisogno di politiche sociali più solide. In questo senso si possono leggere anche i risultati di Liberali Radicali (Plr) e Popolari Democratici (Ppd), entrambi con un deputato in meno nella nuova legislatura ma con percentuali di voti sostanzialmente stabili rispetto a 4 anni fa.
Ora si dovranno attendere le scelte del nuovo governo per capire quale sarà l’orientamento prevalente: se cioè si lavorerà per un’ulteriore spinta verso la crescita o per investire in servizi con un aumento di spesa sociale.
Certo è che la destra non ha più una maggioranza blindata in Gran Consiglio, mentre la sinistra ha qualche freccia in più da scoccare.

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