Ticino, l’economia futura nel segno del terziario. I numeri dell’Osservatorio dell’Università della Svizzera Italiana

Targa Canton Ticino

L’ottavo Rapporto sulla struttura economica ticinese era ancora fresco di stampa che già dalle pagine del Mattino della domenica la Lega bombardava ad alzo zero contro gli autori e contro l’intero istituto di ricerca che lo aveva redatto (l’O-De, “Osservatorio delle Dinamiche economiche” dell’Università della Svizzera Italiana).
Inevitabile chiedersi il motivo di una ostilità così esplicita e forte verso uno studio che, nella parte conclusiva, indica il Ticino come un cantone in possesso di «una forte dinamicità nella creazione di nuove imprese e di posti di lavoro, nonché di un’elevata capacità nella creazione di valore aggiunto».
Oltrefrontiera, i partiti sovranisti e conservatori – Lega dei Ticinesi e Unione Democratica di Centro (Udc) – sono impegnati da anni in una guerra senza quartiere al frontalierato. La loro tesi è che il cantone si sia progressivamente impoverito a causa della crescita della manodopera italiana e del conseguenze abbassamento generalizzato dei salari, il cosiddetto dumping.
Ovvio, quindi, che uno studio basato su numeri e statistiche dai quali emerge uno stato di salute ottimale per l’economia ticinese venga visto come un “problema”, dato che smentisce gli scenari più foschi e indebolisce le parole d’ordine di una politica fondata sulla paura e sull’odio verso gli stranieri.
Ma combattere contro i dati è complicato, soprattutto se le armi utilizzate sono soltanto quelle della propaganda o delle ipotesi preconfezionate. La realtà del Ticino, stando ai ricercatori dell’Osservatorio dell’Usi, è chiara: il cantone cresce. Ed è in grado di produrre nuova occupazione. Cresce grazie al terziario, e mantiene una sua solidità nell’industria «soprattutto grazie al contributo del settore farmaceutico e delle costruzioni». L’agricoltura, «malgrado lo sviluppo della viticoltura nel Mendrisiotto, rappresenta una quota molto marginale nella creazione del valore aggiunto cantonale». Mentre nel terziario «è in atto un forte ridimensionamento del settore finanziario a favore del commercio, dei servizi per le imprese e i professionisti e dei servizi di informazione e comunicazione».
I settori più dinamici, in prospettiva, «per lo sviluppo economico cantonale – scrivono i ricercatori dell’Usi, sono – le attività di servizi informatici e di comunicazione», ma anche «l’assistenza alla persona», per la quale è prevedibile «un trend positivo in futuro, visto l’andamento demografico».
Altre attività storicamente importanti per l’economia ticinese sono «il settore degli alimenti e dell’arte e intrattenimento». In una parola, il turismo, che pure soffre di molte oscillazioni.
La «crescita organica» del Ticino, concludono gli studiosi dell’O-De, passa dal «rafforzamento» di questi asset e dalla «produzione di beni relativamente complessi e ben collegati nello spazio produttivo», cosa che favorirebbe con ogni probabilità «una crescita economica stabile nel lungo periodo».

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