Ticino, meno artigiani italiani. Ma è sempre polemica

Dogana confine Italia Svizzera

Meno padroncini e meno lavoratori distaccati. Ma con il trucco. Almeno a detta dei rappresentanti delle imprese ticinesi, che lamentano un aggiramento delle norme grazie all’uso indiscriminato del lavoro interinale. Il dibattito sulla presenza italiana nel mercato del lavoro ticinese non si ferma mai. Nemmeno davanti a numeri apparentemente positivi. Secondo i dati ufficiali, resi noti nel fine settimana, nel 2017 in Ticino si è registrato un forte calo delle notifiche degli artigiani italiani oltreconfine: -32,4%, da 3.909 a 2.642 unità. Netta anche la flessione sui lavoratori distaccati, scesi del 16,4% (da 9.529 a 7.962).

Ma c’è un ma, come detto. E come evidenziato dalle associazioni di categoria del Ticino. Meno padroncini e meno distaccati sono compensati dalla crescita di assunzioni interinali di manodopera straniera: + 17% nel 2017 rispetto al 2016 (da 13.078 a 15.305 unità). In pratica, gli artigiani italiani verrebbero assunti da una ditta svizzera come lavoratori interinali e impiegati aggirando le norme sull’iscrizione obbligatoria all’albo degli artigiani. Norme peraltro contestate e finite sotto la tagliola dei tribunali amministrativi cantonali. Un’escamotage, dicono gli imprenditori ticinesi. Segnalato più volte alle autorità federali ma mai risolto, anche perché del tutto legale.

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