Ticino sempre più competitivo anche se i frontalieri diminuiscono

Targa Canton Ticino

«Un calo del 5,3% in un anno è sicuramente un dato molto significativo. La cui spiegazione, però, non è facile né scontata».
Moreno Baruffini, economista e ricercatore dell’Università della Svizzera Italiana (Usi), è il responsabile dell’Osservatorio delle Dinamiche Economiche (O-De) che all’interno dell’Istituto di Ricerche economiche (Ire) si occupa di frontalierato. Il -5,3% con cui si è chiusa nel 2018 la statistica sui frontalieri in Ticino non lo ha sorpreso del tutto. «Al di là di alti e bassi, che ci sono sempre stati, è dal picco di inizio 2017 che il numero di frontalieri è stabile o in discesa – dice – Certo, adesso il calo è stato forte (da 64.885 di fine 2017 a 62.053 di fine 2018, ndr)».
Molti si chiedono se il trend, ormai costante, segni il raggiungimento di un punto di equilibrio nel mercato del lavoro ticinese. «Non è facile dirlo e non so se si possa parlare di equilibrio, un concetto complicato da definire – spiega Moreno Baruffini – Certo è che ci sono condizioni strutturali e congiunturali che portano a questa situazione».
Tre, secondo l’economista dell’Usi, sono le cause principali di questa diminuzione: «La situazione congiunturale in Lombardia, dove negli ultimi anni il tasso di disoccupazione è sceso sensibilmente; la fine della stagione d’oro delle imprese che trasferivano la loro produzione in Ticino; alcune politiche attive del Cantone che hanno convinto le imprese a guardare ai disoccupati locali». L’ultimo trimestre, poi, è legato al ciclo della stagionalità che in Ticino ha un andamento costante.
In ogni caso, aggiunge Baruffini, il calo dei frontalieri non indica la «saturazione della crescita nel cantone. I dati affermano il contrario: la competitività è cresciuta, tanto è vero che oggi il Ticino è uno dei cantoni più dinamici dentro un Paese – la Svizzera – a sua volta tra i più competitivi del mondo». Il fatto è che le nuove forme di lavoro non producono talvolta molta occupazione quanto in passato.
Sullo sfondo rimane il problema del dumping salariale. Gli ultimi dati, relativi al 2016, mostrano che nel decennio in Ticino gli stipendi sono cresciuti del 6,7% mentre in Italia sono fermi. Questo a fronte di una percentuale dei frontalieri di circa il 27% sul totale degli occupati.

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