Ticino, stop ai Carnevali e derby di hockey a porte chiuse. Un secondo caso sospetto di Coronavirus è sotto osservazione

Lugano Pista Resega

Niente sfilate di Carnevale nemmeno in Ticino. E derby Lugano-Ambrì di hockey da giocare a porte chiuse. Stop pure alle gite scolastiche all’estero, ma soltanto per ragioni organizzative.
Il governo di Bellinzona segue l’esempio italiano e blocca le grandi manifestazioni per prevenire e arginare un possibile contagio da Coronavirus. Fino a domenica prossima, quindi, anche oltrefrontiera bisognerà fare i conti con restrizioni sin qui mai sperimentate.
Se a Torino Juve e Inter si troveranno di fronte nel silenzio di uno stadio vuoto, lo stesso accadrà per le due squadre di hockey del cantone, nella partita che, più di altre, in Ticino fa discutere, accalorare, risvegliare nuove e vecchie rivalità.
In una conferenza stampa convocata ieri pomeriggio per le 17 (e slittata poi di quasi un’ora), le autorità ticinesi hanno spiegato le ragioni che hanno portato a un sostanziale cambio di rotta rispetto agli ultimi giorni.
Il presidente del consiglio di Stato, Christian Vitta, ha definito essenziale «distinguere l’aspetto razionale da quello emotivo» e ha confermato come il governo del Ticino abbia «adottato le misure preventive indicate dal gruppo di esperti» giudicandole necessarie, anche alla luce delle novità degli ultimi giorni. Novità che poi, in pratica, si riassumono nel primo caso di Coronavirus al di là del confine.
Quattro le misure adottate dal governo cantonale: il blocco delle sfilate dei carnevali ambrosiani previsti nei fine settimana; la chiusura al pubblico delle due partite di hockey in programma, una delle quali – come detto – è il derby Lugano-Ambrì; lo stop a tutte le gite scolastiche fuori dalla Svizzera per il mese di marzo, «anche per evitare che improvvise misure restrittive impediscano il rientro delle scolaresche dall’estero», ha spiegato Vitta; infine, una nuova massiccia campagna di informazione verso Comuni, enti e aziende, su come comportarsi qualora si manifestassero i sintomi della malattia. A questo proposito, il Ticino ha deciso di aprire una linea telefonica dedicata (il numero è 0800 144 144). All’ingresso dei quattro pronto soccorso degli ospedali cantonali e della clinica Moncucco di Lugano saranno anche «montate tendine di accoglienza della protezione civile – ha detto Raffaele De Rosa, consigliere di Stato con la delega alla Sanità – le persone con un contagio sospetto seguiranno così un percorso separato e non entreranno nei reparti».
In Ticino, al momento, resta uno solo il caso confermato di Coronavirus, anche se ieri il medico cantonale Giorgio Merlani ha parlato di una seconda persona, in osservazione, che potrebbe aver contratto la malattia.
Situazione tutto sommato sotto controllo, quindi, in Ticino, anche se dalle colonne della Neue Zürcher Zeitung, il più prestigioso quotidiano elvetico, ieri sono rimbalzate le affermazioni critiche dell’epidemiologo Christian Althaus. «La Svizzera deve affrontare una delle emergenze sanitarie più grandi della sua storia recente – ha detto Althaus – l’ufficio federale della sanità pubblica sottovaluta la pericolosità del Coronavirus. In Svizzera si è forse accettato il fatto che la diffusione della malattia non possa essere fermata. Ma questo sarebbe estremamente pericoloso».

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