Ticino, tutto fermo sugli orari più lunghi per i negozi

Dogana Italia Svizzera

Nemmeno il franco alle stelle e la concorrenza italiana sempre più agguerrita sono riusciti a schiodare il Canton Ticino da un dibattito a tratti incredibile sugli orari dei negozi. Ormai più di tre anni e mezzo fa, con un referendum (e a larga maggioranza dei votanti, il 59,2%), i cittadini avevano deciso di allungare l’apertura degli esercizi commerciali fino alle 19 in settimana e fino alle 18.30 di sabato, oltre a concedere tre domeniche l’anno di shopping. Ben poca cosa se riferita alla sostanziale deregulation italiana, ma pur sempre un salto epocale in un mondo nel quale alle sei di sera le luci si spengono ovunque.
La nuova legge, però, è rimasta al palo. L’ostacolo maggiore è l’obbligo di siglare un contratto collettivo che vincoli almeno la metà del settore. Un passo complicatissimo da fare a causa dell’opposizione del sindacato più rappresentativo della categoria, l’Unia. Ancora ieri, il Corriere del Ticino dava notizia in prima pagina del sostanziale stallo in cui è finita la normativa sull’ampliamento degli orari dei negozi nel cantone. Nel frattempo, la crisi del commercio ticinese si allarga. Per la concorrenza italiana – con alcuni supermercati della fascia di frontiera che ormai rimangono aperti 24 ore al giorno – e per il continuo rafforzamento del franco, che ieri si apprezzato ulteriormente chiudendo a 1,082 contro euro. Nonostante tutte le previsioni e nonostante un incessante lavoro sottotraccia della Banca Nazionale Svizzera (le cui riserve di euro sono ai massimi storici), la valuta elvetica continua a recitare il ruolo di “moneta rifugio”. I tassi d’interesse oltreconfine sono negativi, in pratica si paga per tenere i soldi nel conto corrente. Eppure, le cose non cambiano. I timori sempre più forti per la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e le incertezze legate alla Brexit mettono il franco sulla rampa di lancio.
Basti pensare che la sterlina, per la prima volta dal gennaio 2017, è scesa sotto la soglia di 1,2 dollari. Ieri pomeriggio, per comprare un euro servivano 0,904 sterline; sei mesi fa, il cambio era a 0,857 mentre nel marzo del 2015, quando la Brexit era ancora una fantasiosa possibilità, per comprare un euro bastavano 0,705 sterline.

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