Ticosa, ancora due anni per la bonifica. Alla fine il Comune spenderà 12 milioni

Area Ticosa

Alla fine, il conto sarà di quelli indigesti: tra 11 e 12 milioni di euro. In pratica, quasi il valore dell’area che i vecchi acquirenti della Multi si erano impegnati a pagare in tempi ormai lontanissimi. Sulla bonifica dei terreni dell’ex Ticosa si è scritto ieri un nuovo capitolo. Sconcertante, e imprevedibile, così come tutti gli altri. In commissione Urbanistica, convocata dalla presidente Patrizia Maesani nel primo pomeriggio in sala giunta, è planato l’assessore Marco Galli il quale ha snocciolato le ultime (e si spera definitive) cifre sul risanamento della spianata su cui un tempo sorgeva la più grande fabbrica tessile di Como.
Con una progettazione interna a Palazzo Cernezzi – e quindi certamente meno costosa di un incarico affidato all’esterno – il costo finale della bonifica si attesterà tra i 5 e i 6 milioni di euro, che si aggiungeranno ai 5,5 milioni finora spesi. L’assessore ha voluto calcare il tasto della prudenza, ma ha detto pure di volersi mettere al riparo da possibili sorprese. Per questo, i milioni destinati al progetto saranno 6. Con la promessa di perseguire sino in fondo ogni possibile risparmio.
Se questi sono i numeri, alla fine ripulire il sottosuolo dell’ex Ticosa (e monitorare le acque della falda) costerà appunto tra gli 11 e i 12 milioni. Un salasso di proporzioni spaventose.
I tempi per la conclusione dei lavori saranno indiscutibilmente lunghi – poco meno di due anni – ma almeno una data c’è. Ed è stata messa nero su bianco assieme a un cronoprogramma forse per una volta credibile: ottobre 2020.
In realtà, sul tavolo della commissione ieri pomeriggio sono stati portati due progetti distinti relativi alla «terra» (la ormai celeberrima “cella 3” che si estende alle spalle della Santarella) e alle «acque».
Questo secondo progetto durerà almeno due anni e servirà a monitorare e verificare in maniera continua lo stato delle falde acquifere. Il primo, invece, quello relativo ai terreni, riguarda come detto la bonifica dei circa 4.800 metri quadrati (non ancora scavati e ripuliti dagli inquinanti) immediatamente a ridosso della parte posteriore dell’ex centrale termica della Ticosa, la Santarella appunto.
Entrambi i progetti di bonifica saranno presentati entro il mese di marzo alla giunta che dovrà approvarli e avviare l’iter amministrativo. Dopo il via libera del Comune servirà un passaggio in Provincia, ente titolare delle deleghe ambientali; sarà quindi convocata una conferenza dei servizi al termine della quale, si spera non oltre giugno, si apriranno le procedure per la gara. Quest’ultima non sarà però velocissima: il bando sarà infatti europeo, visti anche i costi dell’operazione.
Se tutto filerà liscio – e sarebbe davvero una gigantesca novità parlando di Ticosa – l’appalto potrebbe essere affidato a gennaio 2020, con l’inizio del cantiere previsto per marzo.
La durata dei lavori di bonifica della “cella 3” è fissata in sei mesi, così che la chiusura del cantiere dovrebbe avvenire entro ottobre 2020, salvo imprevisti.
In totale, si stima che alle spalle della Santarella saranno rimossi almeno 10mila metri cubi di inerti con una concentrazione di amianto enormemente superiore alla media.
In commissione, l’ex assessore all’Ambiente Bruno Magatti si è chiesto se davvero valga la pena spendere altri 6 milioni per ripulire un’area su cui magari non si costruirà mai. La domanda è ovvia, soprattutto alla luce delle molte dichiarazioni della maggioranza sul destino della stessa area. Sia il sindaco Mario Landriscina, sia la vicesindaca Alessandra Locatelli hanno ripetuto sino allo sfinimento che l’obiettivo più prossimo della giunta è riaprire in Ticosa il parcheggio.
In verità Landriscina ha pure aggiunto di avere qualche idea su un futuro diverso per l’area di via Grandi, senza mai però specificare di che cosa si tratti.
Ora, prima della fine del 2020 né il parcheggio né ogni altra cosa potranno essere realizzati. E anche per questo l’obiezione di Magatti potrebbe avere un senso.
Anche se, ha obiettato la presidente della commissione, questo «nuovo e definitivo progetto di bonifica riguarda anche il monitoraggio della falda, qualcosa che, per un calcolo errato, in passato non era mai stato preso in considerazione».

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