Ticosa, giallo su un’altra cisterna. Non escluse fuoriuscite di solventi

Il direttore lavori: «Soltanto con il georadar sapremo la verità»
Le cattive notizie degli ultimi giorni hanno trovato conferma integrale. E, se possibile, il quadro complessivo è ulteriormente peggiorato. Insomma, dal sopralluogo organizzato dal Comune di Como, ieri mattina, sull’area dell’ex Ticosa, non è arrivata propriamente una ventata di ottimismo.
IL DIRETTORE LAVORI
A guidare il sopralluogo sull’area di cantiere per la bonifica è stato il direttore lavori dell’operazione, l’ingegnere Rinaldo Marforio. A seguirlo, oltre ad alcuni rappresentanti
dell’impresa che ha vinto l’appalto per l’operazione, l’azienda ligure “Autotrasporti Pensiero”, anche il sindaco Stefano Bruni e il direttore generale di Palazzo Cernezzi, Nunzio Fabiano.
In prima battuta, è stato Marforio a dare le indicazioni generali sulla situazione. «Su tutta l’area – ha affermato il professionista – abbiamo già svolto un accurato rilievo topografico. Nelle aree dove si scaverà, inoltre, una volta asportato tutto l’asfalto che ricopriva il parcheggio, procederemo con un’ulteriore verifica attraverso il georadar per capire esattamente se nel sottosuolo siano ancora presenti cavi, tubazioni, sottoservizi o altro ancora». Scrupolo tecnico ineccepibile, se non fosse che questa serie di verifiche – a cantiere per la bonifica teoricamente già iniziato – segue ben tre tentativi precedenti (nell’ordine: le analisi del sottosuolo effettuate per il Comune da Environ, per Multi da Sinesis e, in autonomia, dalla Provincia). Insomma, una raffica di controlli che, pure, non ha scovato alcuna delle “sorprese” di cui si dibatte oggi. A questo proposito, sempre l’ingegner Marforio ha innanzitutto confermato la presenza nel sottosuolo di una cisterna risalente ai tempi dell’attività dell’ex Ticosa, al cui interno risultano 3 metri cubi di acquaragia (un solvente altamente inquinante e tossico).
«La cisterna ha dimensioni notevoli – ha sottolineato il professionista – ma al suo interno sembra vi siano “soltanto” 3 metri cubi di solvente, nello specifico acquaragia». A fronte di un contenitore molto grande e di un contenuto modesto, ecco il più logico degli interrogativi. «Dobbiamo verificare che le pareti della cisterna abbiano contenuto perfettamente ciò che si trovava all’interno – ha detto Marforio – In senso assoluto, ora non possiamo escludere che nel corso degli anni sia fuoriuscita una parte del solvente. Ma questo lo sapremo con certezza, in un senso o nell’altro, soltanto quando scaveremo e porteremo in superficie la cisterna per la messa in sicurezza».
A questo punto, però, è emerso un secondo timore legato alle prossime nuove indagini per mappare esattamente cosa si nasconde ancora nel sottosuolo. «Le prime analisi – ha confermato Marforio – sembrano indicare la presenza di una seconda cisterna interrata. Avremo la certezza a breve». La bonifica della prima cisterna, comunque, dovrebbe impiegare 15 giorni.
CAPITOLO AMIANTO
Ieri si è fatta maggiore chiarezza anche sui rinvenimenti di amianto sulla superficie dell’area, in particolare nella vasta zona che – fino a un mese fa – era completamente ricoperta dalla vegetazione incolta.
«La percentuale di amianto è minima. Alcuni frammenti sono visibili a occhio nudo, ma tecnicamente è persino difficile rilevarli. Ad ogni modo – ha sottolineato il direttore lavori della bonifica – i circa 300 metri cubi di materiale nei quali erano presenti le tracce di amianto sono stati coperti e messi in sicurezza. Ora dovrà essere tutto smaltito secondo le procedure speciali per i casi di questo tipo». Incredibile, però, un dettaglio emerso su come sia arrivato l’amianto nell’area Ticosa: è stato letteralmente scaricato dal parcheggio del cimitero situato una decina di metri più in alto, con tanto di abbattimento della ringhiera di protezione per agevolare la manovra illegale.
IL PRIMO CITTADINO
Presente al sopralluogo, Bruni ha commentato la situazione. «Ogni fase di questa operazione è stata e sarà all’insegna della trasparenza – ha osservato il sindaco – L’obiettivo principale resta bonificare definitivamente tutta l’area Ticosa». Sul fatto che la serie di precedenti analisi non abbiano evitato le “sorprese” di questi giorni, Bruni ha affermato che «nessuno aveva escluso la possibilità di nuovi rinvenimenti, e tutte le indagini precedenti erano comunque state certificate dagli enti di controllo preposti». Di fronte agli allarmi lanciati nei mesi scorsi dal capogruppo del Pd, Mario Lucini, sulla (poi riscontrata) possibilità di imbattersi in cisterne piene di solventi, il sindaco ha replicato che «non possiamo seguire sempre chi grida “al lupo, al lupo”».

Emanuele Caso

Nella foto:
Una ruspa ferma al centro dell’ex area Ticosa. Al momento la bonifica vera e propria è sospesa per le nuove analisi del sottosuolo

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.