Ticosa, l’architetto: Buoni gli ingredienti di base, ma serve anche altro

Bergamo, progetto Chorus Life

«In linea di principio penso che sia giusto pensare all’università come funzione cardine della trasformazione urbana. Come pure dal punto di vista della mobilità mi sembra corretta l’intuizione di avere qui una grande dotazione di stazionamento per le auto che senz’altro dovrà essere connessa a reti di mobilità dolce e consentirà politiche di pedonalizzazione estensiva del centro città anche al di fuori della città murata». Così Joseph Di Pasquale, architetto di fama internazionale, comasco di nascita, che ha firmato il masterplan per la riconversione del comparto ex Ote a Bergamo, interviene sulle parole del sindaco Mario Landriscina sul futuro della Ticosa.

Joseph Di Pasquale
Joseph Di Pasquale

«Giusta anche l’intuizione di uno spazio pubblico fruibile, ma anche integrato con una componente naturalistica e sportiva consistente. Credo che questi siano gli ingredienti giusti, come base, su cui immaginare la rigenerazione urbana di quest’area, che per essere efficace non può non essere prioritariamente orientata alla generazione di socialità urbana».

Secondo Di Pasquale la prima cosa che la città deve fare per immaginare la rinascita dell’area è «dare un nome alla sua nuova narrazione. E questo nome è socialità urbana».
«Mai come oggi risulta evidente che la “prestazione” dello spazio urbano non è più misurabile in termini di indici numerici di metri cubi o metri quadri, ma deve essere rilevata secondo nuove categorie – aggiunge – Occorre cioè sostituire la “densità edilizia” con la “densità relazionale”».

«È in questa chiave che interpreto ad esempio l’accenno del sindaco ad un “anfiteatro” come l’ambizione che lo spazio pubblico della Ticosa “raccolga” le persone, che diventi cioè un luogo di destinazione per i cittadini – aggiunge l’architetto – Il contributo che mi sento di dare al dibattito in corso su quest’area della città è quindi quello di far presente come l’università, il parcheggio e il verde possono costituire l’incipit di una narrazione sulla Ticosa».

Andranno poi pensati altri servizi per fare vivere lo spazio non solo di giorno e trasformarlo in un deserto la notte. «Il modello del vecchio Real Estate basato sulla generazione di densità con metri quadrati di funzioni speculative come residenze e uffici è del tutto superato» concorda l’architetto con il sindaco.
«Si tratta però di integrare il tessuto residenziale che già esiste intorno all’area con dei servizi abitativi di qualità di cui la città è sprovvista» dice ancora.

«L’università è in tutto il mondo l’incubatore perfetto di questi nuovi comportamenti urbani. È infatti immediato pensare a strutture architettoniche e gestionali innovative capaci di fornire servizi abitativi temporanei per gli studenti e i docenti dell’università, o per giovani coppie, strutture ibride quindi che includano anche ampie dotazioni di lavoro remoto aperte alla cittadinanza – evidenzia Di Pasquale – Servizi abitativi da estendere anche ad esempio per il senior living integrate con servizi e spazi di intrattenimento per i bambini».

L’architetto pensa anche a «un presidio sanitario di prossimità pensato come centro salute e benessere anche a gestione privata e aperto alla cittadinanza. La sola prossimità con questo genere di servizio aperto ovviamente a tutta la città costituirebbe un presidio anche di bio-resilienza dal quale non sarà più possibile prescindere nel prossimo futuro immaginando un nuovo spazio urbano».
Un centro salute con abbinati degli spazi per la ristorazione sostenibile e commerciali di vicinato. «Questi sono gli ingredienti in linea con le tendenza più avanzate a livello europeo e mondiale e che, grazie alla dirompente transizione digitale che stiamo vivendo, vede in primissima linea proprio le città medio piccole fortemente connesse e ad alto contenuto culturale e ambientale come Como» dice ancora l’architetto.

Lo stesso Di Pasquale è coinvolto in diversi interventi di trasformazione urbana di questo tipo. Uno in particolare, in Lombardia, a Bergamo, nel quale sono evidenti le analogie con la Ticosa. «L’obiettivo a mio parere dovrebbe essere partire dal giusto incipit dato dall’amministrazione per completare la sceneggiatura urbana della Ticosa – dice – come il racconto di un vero campus abitativo integrato in un spazio pubblico non chiuso con un’unica specializzazione funzionale, ma aperto ed inclusivo, totalmente pedonalizzato, che possa diventare la piazza della “Nuova Como” del terzo millennio. Un luogo di destinazione per i cittadini sempre vivo, che faccia sistema con gli altri grandi spazi pubblici della città del passato, ma che sia ancorato e rappresentativo dello straordinario cambiamento di epoca che stiamo vivendo» conclude.

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