Cronaca

Ticosa, odissea bonifica tra costi doppi e tempi eterni

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Tra amianto e altri intoppi
I lavori dovevano terminare nell’estate 2012. La spesa ora è vicina ai 5 milioni

(e.c.) Anche questo 2013 finirà esattamente come era cominciato: con l’area Ticosa ridotta a una “lunare” distesa di sassi, ghiaia e arbusti. Tra poco più di un mese, dunque, si chiuderà il secondo anno intero con la zona off-limits per i comuni mortali e occupata giorno e notte da mezzi, operai e luci di cantiere. Ma la cosa più preoccupante, partendo da questo sconfortante dato di fatto, è probabilmente un’altra ancora: nessuno sa ancora con esattezza né quando la bonifica del sottosuolo

del vecchio comparto industriale finirà, né con quali costi finali. Ripercorrere le vicende dell’operazione di pulizia del terreno sotto la superficie, infatti, equivale a fare un lungo elenco di imprevisti, contrattempi, ritardi e aumenti di costi. Tutti, naturalmente, a carico delle casse del Comune di Como.
Il cantiere per la rimozione dei veleni nel sottosuolo dell’ex Ticosa partì il 9 gennaio 2012. La gara venne aggiudicata nella primavera del 2011 alla ditta specializzata Autotrasporti Pensiero, che sulla base d’asta di circa un milioni e 900mila euro fece un’offerta con un ribasso del 21%. I lavori sarebbero dovuti durare 6 mesi complessivi, suddivisi in quattro fasi differenti di cantiere. Praticamente, qui finiscono i dati certi. Perché da quando il cantiere è effettivamente iniziato, nessuna di quelle cifre è stata rispettata.
Prendiamo la voce delle spese.
Già pochissime settimane dopo l’inizio del cantiere – siamo nei primi mesi del 2012 – emersero due fattori cruciali: il ritrovamento di una cisterna interrata della quale nessuno era a conoscenza (compresi gli studi preliminari all’intervento); e, come non bastasse, il rinvenimento di parti d’amianto tra vari veleni contenuti nei terreni (tra gli altri, idrocarburi, arsenico, piombo e rame).
Di fronte a queste novità, ecco dunque un primo stanziamento supplementare da parte del Comune di circa 800mila euro, con contestuale e inevitabile dilazione dei tempi previsti. I 6 mesi stabiliti per la conclusione della bonifica erano già diventati 9, i fondi necessari 2,4 milioni.
Era soltanto l’inizio di una vera odissea, che soprattutto lungo l’anno che sta per concludersi ha visto tornare di prepotenza il tema amianto alla ribalta, con ritrovamenti continui e, ovviamente, con i relativi problemi di copertura economica per lo smaltimento (con modalità altamente specifiche da individuare).
Non è un caso, quindi, che, a partire dalla fine del 2012, nessuno – a Palazzo Cernezzi e fuori – abbia mai più azzardato una vera e propria data per la fine della bonifica. D’altronde sarebbe stato perfettamente inutile, visto che nei primi giorni dello scorso mese di luglio venne a galla un altro clamoroso stanziamento eccezionale per far fronte al crescere impazzito dei costi. Nel bilancio di previsione 2013, infatti, la maggioranza approvò l’inserimento al capitolo “bonifica” di 2 milioni di euro aggiuntivi. Una maxi-cifra che 6 mesi fa portò il totale dal milione e 900mila euro previsto a inizio lavori alla bella somma di 4,4 milioni.
Soltanto all’inizio di quest’autunno, l’assessore all’Ambiente, Bruno Magatti, ebbe il coraggio di sbilanciarsi ipotizzando una fine intervento entro il prossimo 31 dicembre. Mal gliene incolse: poche settimane dopo, il sottosuolo dell’ex Ticosa ha “regalato” l’ennesimo ritrovamento di amianto, costringendo l’amministrazione a prevedere fondi ulteriori per 300mila euro e a dilazionare la chiusura cantiere ai primi mesi del 2014. Ovvero, almeno 20 mesi dopo la teorica scadenza naturale. E dell’ipotesi di un parcheggio provvisorio nella zona, ormai, nessuno parla più.

Nella foto:
A sinistra, una foto panoramica che racchiude praticamente tutta l’area dell’ex Ticosa soggetta all’operazione di bonifica. A destra, alcuni mucchi di terreno accumulati nel corso degli scavi e ora in fase di smaltimento
26 Novembre 2013

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