Ticosa, volumi ridotti di un terzo: l’accordo è vicino

altIl futuro di via Grandi
Vicini all’accordo Comune e Multi. L’idea è di costruire 80mila metri cubi, 35mila in meno del primo progetto

C’è luce in fondo al tunnel della Ticosa. Qualcosa più di uno spiraglio. Nonostante le cautele e i distinguo di tutti i protagonisti, il futuro dell’area di via Grandi sembra avere di nuovo una fisionomia riconoscibile. Diversa, certo, da quella tracciata anni fa nel primo accordo di programma firmato dalla giunta Bruni con l’olandese Multi. Ma praticabile.
E in definitiva, ciò che conta è proprio

questo: poter delineare un percorso non accidentato, che conduca all’unico risultato atteso. Ovvero, la riqualificazione di un quadrante ubranisticamente strategico della città.
Ieri mattina, a Palazzo Cernezzi, tecnici, legali, dirigenti e politici si sono accomodati ancora una volta attorno allo scomodo tavolo della trattativa. Ma al termine di qualche ora di serrata discussione, il risultato è stato giudicato da tutti positivo.

Come anticipato in parte ieri dal Corriere di Como, la Ticosa riparte praticamente da zero. Con un nuovo progetto, nuove volumetrie, nuove opere di urbanizzazione.
Il parco commerciale
Il punto più spinoso della vicenda, ovvero la realizzazione del parco commerciale, dovrebbe essere stato finalmente risolto.
Non ci sarà alcuno scostamento dalle superfici indicate nel bando di gara. I negozi avranno quindi un’estensione complessiva di 9.400 metri quadrati, cui si aggiungeranno tra i 5 e i 6mila metri di terziario direzionale, vale a dire ristoranti, bar e uffici. La vera novità sta nella volumetria complessiva, che dovrebbe scendere dagli iniziali 115mila metri cubi a poco più di 80mila.
Su questo punto si è sviluppata buona parte della discussione. La richiesta di ridurre in modo considerevole le costruzioni è giunta dal Comune ed è stata accolta da Multi.
In realtà, entrambi gli interlocutori avevano validi e buoni motivi per fare questo passo. Il Comune, perché intenzionato a limitare l’impatto cementizio del nuovo quartiere. La Multi, perché consapevole di avere spazi limitati di manovra in un mercato immobiliare dominato da molte incertezze.
Ovviamente, perdere per strada un terzo circa del volume da edificare porta con sé varie conseguenze.
Il valore delle aree si abbassa, così come va ridiscusso il totale delle contropartite. In sostanza, se prima Multi avrebbe dovuto realizzare opere di urbanizzazione di un certo peso, adesso sarà giocoforza per il Comune rinunciare a qualcosa.
Ma l’accordo tiene, anche per la presenza al tavolo di un terzo, fondamentale interlocutore: la Cassa Depositi e Prestiti.
Ieri, a Palazzo Cernezzi, gli emissari dell’istituo di credito nazionale hanno confermato di voler investire – e molto – in housing sociale e proprio in Ticosa. I soldi della Cassa Depositi e Prestiti saranno disponibili fino al 2015. Un tempo lungo abbastanza per portare a termine il nuovo progetto.
Un parcheggio a 3 colori
Un altro punto determinante per l’accordo è stato poi il parcheggio interrato su un unico piano. Oltre 1.200 posti auto che dovrebbero essere divisi in tre fasce di diversi colori: una per i residenti, una per gli esercizi commerciali e una a uso pubblico.
Un grande autosilo dove stipare 700 macchine, dando respiro alla città murata. Entro un mese, la Multi presenterà disegni e idee più dettagliate.
Ma a questo punto, l’intesa sembra scivolare su un piano dolcemente inclinato. Molto diverso dalle montagne russe nelle quali si era infilata nei mesi scorsi.
Lorenzo Spallino, assessore all’Urbanistica, resta cauto ma ammette i passi avanti. «Attendiamo da parte di Multi le prime indicazioni su volumetrie, costi e altri parametri – dice – Siamo certo soddisfatti dell’incontro, ma si aprono comunque prospettive complesse e tutto resta molto delicato. Noi partiamo da un bando con prescrizioni precise che dobbiamo rispettare – aggiunge Spallino – stiamo tentando di tenere in piedi l’operazione, anche se il punto di partenza è un piano con caratteristiche diverse. Dobbiamo capire se con le nuove previsioni l’ipotesi resti fattibile».
Spallino conferma la volontà del Comune di costruire meno. «Avevamo quote troppo alte di residenze che il mercato oggi non è più in grado di assorbire. Quello di oggi (ieri, ndr) è un buon passo avanti, tra un mese vedremo se l’operazione sta in piedi finanziariamente».

Da. C.

Nella foto:
Resta irrisolto il nodo del futuro della Santarella, edificio storico protetto

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