Timori per l’occupazione dopo le ferie. «A rischio fino a 4mila posti di lavoro»

Economia – Secondo Tarpini «ormai non paga più nessuno, sia nel pubblico sia nel privato»
La Cgil: «Il problema è serissimo». La Cisl: «Situazioni di crisi già note»
«Se la situazione non cambierà, entro la fine dell’anno rischiamo di perdere dai 2 ai 4mila posti di lavoro». Sono numeri da brivido quelli che il segretario generale della Cgil di Como, Alessandro Tarpini, ipotizza per l’industria lariana al termine delle ferie estive. «Non è facile dare dati precisi perché l’evoluzione di molte crisi aziendali dipenderà da quanto si riusciranno a tamponare le difficoltà con il ricorso agli ammortizzatori sociali – spiega Tarpini – ma una cosa è certa: il problema
 è serissimo e la situazione è preoccupante».
Meno pessimista è Gloria Paolini, segretario generale aggiunto della Cisl di Como: riconosce che «le preoccupazioni ci sono», ma sottolinea che «salvo sorprese, a settembre non ci dovrebbero essere colpi di scena», nel senso che «i posti di lavoro a rischio sono tutti legati a situazioni di crisi già note».
Il quadro tracciato dal numero uno della Cgil è invece più cupo. «I dati sono negativi: il ricorso alla cassa integrazione non accenna a diminuire, la produzione industriale è in brusco calo, i fallimenti sono in forte crescita – sottolinea Tarpini – La situazione è molto complicata e non si risolve: le conseguenze saranno pesanti».
«In questi giorni – aggiunge il segretario provinciale della Cgil – stiamo ricevendo numerose richieste di cassa integrazione programmate per settembre. Molte sono le aziende in difficoltà e decine sono le situazioni critiche: per alcune imprese sappiamo già che alla ripresa dell’attività, dopo la chiusura per ferie, ci sarà la resa dei conti».
Inoltre, «a differenza di quanto avvenuto nel passato, ora il problema riguarda tutti i settori produttivi, compresi il comparto alimentare e tutte le dimensioni aziendali, dalle piccole imprese alle grandi industrie. I settori maggiormente in difficoltà sono il metalmeccanico e l’edilizia. Se non cambia nulla – ribadisce Tarpini – da qui alla fine dell’anno rischiamo di perdere dai 2 ai 4mila posti di lavoro».
E proprio per far fronte alla recessione, molte aziende lariane «hanno esteso i periodi di ferie estive perché non ci sono ordini e i carichi di lavoro sono insufficienti».
Alle difficoltà di trovare sbocchi di mercato per i propri prodotti, si è aggiunto un nuovo problema. «Non paga più nessuno – dice Tarpini – e vale un po’ per tutte le aziende, non soltanto per quelle che lavorano con il pubblico, ma anche per chi opera nel settore privato».
Delinea prospettive meno drammatiche, come detto, il numero due della Cisl di Como. «Al momento – spiega Gloria Paolini – non risultano situazioni esplicite di aziende che rischiano di non riaprire a settembre. Certo, le difficoltà permangono. Nel tessile, nel metalmeccanico e nel legno-arredo vi sono aziende che fanno fatica a pagare gli stipendi: per settembre c’è preoccupazione, ma ci auguriamo che l’attaccamento alle proprie aziende spinga gli imprenditori lariani a continuare a voler scommettere sul futuro».
Le migliaia di posti di lavoro a rischio sono «una stima abbastanza credibile», secondo il segretario generale aggiunto della Cisl di Como. «Si tratta di situazioni di crisi già note – specifica però – in cui i lavoratori sono già passati attraverso varie forme di ammortizzatori sociali: alla fine, se non c’è la ripresa, inevitabilmente si passa ai licenziamenti. Speriamo che a settembre non si aggiungano altri casi, ma non abbiamo avvisaglie in tal senso».
A giudizio di Gloria Paolini «la crisi ormai si è già manifestata nella sua ampiezza e colpi di scena non dovrebbero esserci». Bisogna però affrontare «le difficoltà per tutto il 2012 e il 2013, poi vedremo che cosa ci riserverà il 2014».
Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto per settembre un confronto con Confindustria, «per capire nel dettaglio le situazioni di crisi e, soprattutto, per individuare azioni che non si limitino alla gestione degli ammortizzatori sociali, ma che traccino piste da seguire per i prossimi anni. Siccome la ripresa e lo sviluppo non sono dietro l’angolo e la torta da spartire è diventata più piccola – conclude il segretario aggiunto della Cisl – dobbiamo trovare il modo di dividerla diversamente, in logica distributiva, altrimenti troppi faranno fatica a sopravvivere».

Marcello Dubini

Nella foto:
Tra i settori maggiormente in crisi in provincia di Como figurano il metalmeccanico e l’edilizia (Mv)

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