Tinariwen, al Sociale l’orgoglio dei Tuareg

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I live da non perdere

Sentendo quanto affermato dal loro leader, che li ha dati per finiti, quello dei Babyshambles, giovedì 27 all’Alcatraz di Milano, a sostegno del recente album Sequel To The Prequel, potrebbe essere il loro ultimo concerto italiano.
Pete Doherty, la rockstar britannica celebre per l’enorme talento artistico, la straripante personalità e uno stile di vita tormentato – come dimostra la relazione fra amore e droga con la top model Kate Moss, ben raccontata da Laura Gramuglia nel suo Rock in

Love – non è nuovo a dichiarazioni sensazionali. Sul futuro dei Babyshambles, l’ex frontman dei Libertines si era così espresso: «Non posso andare avanti, non siamo più un gruppo. Abbiamo un “cavolo” (la parola usata è decisamente più colorata, ndr) di turnista alla batteria, non siamo una band, non stiamo insieme. Io vivo a Parigi, loro vivono tutti in Inghilterra. È finita, bisogna prendere una decisione». Vedremo, male che vada tornerà a fare il solista, anche se Grace/Wastelands non passerà alla storia come il suo disco più bello.
Risaliva al 2011 Tassili, l’ultimo album dei Tinariwen. Nel mezzo i gravi problemi che attanagliano il Mali ed il nord del deserto del Sahara, dove questo gruppo di Tuareg vive e lotta per essere riconosciuto legalmente. Nel 2012 uno dei loro membri, Abdallah Ag Lamida, è stato addirittura arrestato dalle autorità islamiche che governano l’area mentre cercava di salvare le sue chitarre. Fortunatamente è stato liberato e i Tinariwen hanno così deciso di volare negli States per registrare il sesto album Emmaar, inciso in un altro deserto, quello di Joshua Tree, in California.
Il risultato sono 11 brani in bilico tra sonorità tradizionali, rock e blues, anche se lo stesso gruppo ha tenuto a sottolineare che aver registrato l’album negli Usa non ha comunque impedito di cantare i temi a loro cari: «È un disco – hanno affermato in coro – che parla dei problemi dei Tuareg, della nostra necessità di essere riconosciuti dalla legge nel nostro Paese. Ma anche delle nostre emozioni e delle antiche storie dei nostri avi».
Qualche anno fa Robert Plant disse che “ascoltare i Tinarewen è come calare un secchio in un pozzo profondo”. Un pozzo in cui, miracolosamente, l’acqua limacciosa del Mississippi ha incontrato quella nascosta del Sahara per dar vita a dischi splendidi come Aman Iman. Le calde sonorità dei Tinariwen approderanno domenica 2 marzo, alle ore 20.30, sul palco del Teatro Sociale di Como per un atteso concerto.
Quando nel 2009 i Fanfarlo pubblicarono Reservoir, il loro esordio discografico, non passarono inosservati. Insieme ai concittadini londinesi Mumford & Sons, che nello stesso periodo debuttarono con lo splendido Sigh No More, furono una delle più belle novità musicali di quell’anno. Fondendo elementi folk, rock e post punk con strumentazioni eclettiche come trombe, mandolini e clarinetti, pur piena di rimandi, la loro musica, soprattutto dal vivo, fece breccia con il suo fatale mix sonoro.
Attesi al varco con il fatidico secondo album, i Fanfarlo ribaltarono tutto tuffandosi con coraggio e spregiudicatezza nel mare sinth pop degli anni ’80.
Guidato da vecchie onde sonore, il giovane veliero inglese sembrò però non avere direzione, tanto che i fan meditano l’ammutinamento. Con Rooms Filled With Light cercarono una svolta che non arrivò e il vascello rischiò di incagliarsi dopo due soli viaggi. Il 2014 sembra l’anno giusto per rialzare le loro vele: rimesse nella giusta direzione, si gonfiano come agli esordi con le canzoni di Let’s Go Extinct. Ad accoglierli di ritorno da quest’ultima fatica, martedì 4 marzo, alle 21, il celebre porto musicale del Tunnel di Milano.

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