Tir ai raggi X, gli svizzeri: «Nessun pericolo»

Dopo le proteste dei camionisti
«È una situazione folle. Pretendiamo garanzie per la salute dei camionisti».
Così ha affermato, nei giorni scorsi, il segretario nazionale del Federazione Autotrasportatori Professionali (Fiap), Silvio Faggi. L’allarme è sui rischi potenziali per l’incolumità degli autisti che – anche alla dogana di Chiasso dove esistono gli scanner per i Tir – devono spesso far passare il loro carico sotto i raggi X. Ma all’Amministrazione Federale delle Dogane (Afd) di Chiasso rispediscono al mittente

queste voci. «Nessun problema da noi. Innanzitutto verifichiamo i documenti di viaggio – conferma Eros Cavadini, ispettore dell’Afd di Chiasso – In base alla provenienza, al tragitto da compiere e alle merci dichiarate si decide se sottoporre il mezzo al controllo».
A questo punto, il camion prescelto transita molto lentamente sotto una struttura metallica – alta 4,3 metri e larga 3,3 – collegata a una postazione al cui interno un operatore aziona il meccanismo che consente di setacciare il carico trasportato.
«Lo screening si avvia non appena la cabina di guida esce dall’area di irradiazione – dice Cavadini – Proprio per evitare che l’autista sia sottoposto agli effetti nocivi dei raggi». Con il controllo vero e proprio «si analizza il contenuto del Tir – aggiunge Cavadini – E per compiere al meglio il controllo bisogna essere precisi con la scansione». Portato il camion fuori dall’area scanner, l’autista scende e i suoi effetti personali vengono fatti passare in un metal detector montato a bordo di un furgoncino. Intanto altri agenti ispezionano la cabina. Alcuni camionisti in attesa confermano di non aver mai avuto conseguenze negative sulla salute. Gli addetti sono in possesso di un dosimetro (legato alla cintura) che, mensilmente, viene inviato e analizzato dagli uffici competenti per verificare l’esposizione alle radiazioni. In più, sempre in dotazione, gli uomini hanno anche un segnalatore di raggi gamma.
«In due anni di lavoro con lo scanner, non si è mai superata la soglia di sicurezza», dice uno degli incaricati. «Ribadisco: da noi nessun problema. In passato è successo che alcuni autisti, non informati, ci chiedessero di cosa si trattava perché preoccupati – dice Eros Cavadini – Ma una volta spiegato il funzionamento (esistono anche alcune schede informative scritte in varie lingue) non hanno mai protestato. Ovviamente, per i furgoni o i camion con la cabina attaccata al rimorchio, non si esegue la scansione ma il controllo manuale». Infine alcuni dati: fino a oggi sono stati controllati 2.800 camion.
«Per fine anno arriveremo a 3.200. Comunque, abbiamo eseguito alcuni test e, anche se per un errore macroscopico, che peraltro non si è mai verificato, la cabina di guida dovesse essere irradiata, l’autista assorbirebbe una quantità di radiazioni inferiore di 50 volte a quella che normalmente si assume sottoponendosi a una radiografia», conclude Cavadini.
Dall’altra parte del confine, anche a Como, esiste uno scanner operativo dal 2002 che funziona secondo gli stessi principi. Ma dagli uffici centrali della dogana cittadina, non arriva alcun commento.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Alla dogana di Chiasso è attivo uno speciale macchinario che permette ai funzionari elvetici di controllare ai raggi X i mezzi pesanti in transito (foto Mv)

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