Tita Guarisco, giornalista e socialista

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Le passioni di una vita
Militante del Psi e grande appassionato di sport diresse per vent’anni “Il Lavoratore Comasco”

Ascoltarlo è ripassare pezzi di storia del giornalismo e della politica comasca. Di quando l’uno e l’altra erano fatti con pochi mezzi e tanta passione. Nei suoi racconti, poi, nemmeno mancano gli inediti. A 89 anni compiuti, Giovanni Battista Guarisco, per gli amici “Tita”, è egli stesso una fetta di storia di questa città e un po’ anche d’Italia, come il cronista scoprirà nel corso della chiacchierata qui riferita.
Ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale, scritto di Como su giornali

a tiratura nazionale, vissuto le varie fasi del socialismo e diretto per quasi vent’anni “Il Lavoratore Comasco”, la testata locale che a quel filone ideale si richiamava.
La penna gli è rimasta tra le dita, come si coglie dall’approccio, subito esplicito e rivolto ai giornali che quotidianamente passa in rassegna, alle loro caratteristiche e novità, a fatti e misfatti che vi compaiono. Il tutto, visto dal bar, dove non c’è rischio di scollarsi dalla realtà e dove, in fin dei conti, Tita Guarisco discute e si accalora più facilmente di ciò che maggiormente gli interessa: lo sport.
Il pretesto del nostro incontro è il cinquantesimo tondo del via libera a un centrosinistra organico, vale a dire con esponenti del Psi inseriti nel governo per la prima volta dal 1947. Un fatto sancito dal XXXV congresso del partito nel giorno del suo atto finale, a Roma, il 29 ottobre 1963. Una decisione carica di conseguenze per la politica italiana e per le vicende interne al Psi, con l’accentuarsi della distanza tra le due anime rappresentate da Pietro Nenni (autonomista) e da Riccardo Lombardi (sinistra) e che preparò la scissione attuata da Tullio Vecchietti, con la nascita del Psiup, nel 1964.
«Eh, sì – sospira Guarisco – quella stagione fu carica delle speranze di grandi riforme, poi deluse. Noi socialisti avevamo presentato un programma che poi non fu rispettato».
I suoi ricordi sono rievocati in un misto di italiano e di schietto dialetto comasco, sono aneddoti e testarda documentazione, come quando, a proposito del “Lavoratore Comasco”, inforca gli occhiali e, prima di aprire bocca, passa in rassegna con l’interlocutore ogni singolo foglio dei due faldoni messi sul tavolo.
Quel giornale fu diretto per primo da Aristide Bari, operaio tipografo appena 30enne, nel 1888. Poi – dopo alterne vicende e con un bel salto in avanti – da Tita Guarisco, come settimanale, dal 1966 al 1984 (inizialmente con il nome di “Politica Socialista”, per via dell’unione temporanea tra Psi e Partito socialdemocratico di Saragat; dal 1969 con ritorno alla testata originaria).
Orgoglioso, rivendica che il suo nome e cognome sono sempre comparsi in calce soltanto ad articoli di giornali di sinistra, mentre i suoi scritti per altre pubblicazioni erano firmati con lo pseudonimo di Luigi Brustia. L’inizio fu con “La Voce di Como”, periodico comunista, all’inizio degli anni ’60, quindi venne la corrispondenza per “l’Unità”, organo ufficiale del Pci. Non c’erano cellulari e computer? «Avevamo una “fissa” telefonica tutte le sere alle 20.45. Alle 16, sempre ogni giorno, facevamo il giro di nera andando di persona in Questura e al Comando dei Carabinieri. Tra colleghi, anche di testate diverse, ci aiutavamo».
Poi c’erano gli inconvenienti e qualcuno di natura legale. Come quando Tita Guarisco fu operato di appendicite e, pertanto, fuori combattimento. Chi lo sostituì attaccò in malo modo il direttore di un altro giornale dalle colonne del “Lavoratore Comasco”. Dall’ospedale, il direttore responsabile profetizzò che, sebbene incolpevole, in quanto degente, quell’uscita gli sarebbe costata una querela e così fu. A processo, Tita mise per iscritto che restituiva l’onorabilità al diffamato e, firmando, sibilò al medesimo: “Ti auguro di non trovarti mai in una boscaglia?”. L’indomani, il magistrato – che lo conosceva – gli disse burbero: “Guarda che ho sentito cosa gli hai detto”. Storie d’altri tempi, storie con nomi e cognomi, ma due dei protagonisti non ci sono più e preferiamo sorvolare.
Non mancano i ricordi delle sedi del partito, che coincidevano con le redazioni del giornale: via Volta, nei pressi della chiesa di Sant’Eusebio, poi via Milano e infine via Vittorio Emanuele, dove all’inaugurazione intervenne l’allora segretario del Psi e futuro premier, Bettino Craxi.
Affiorano le guerre di manifesti tra militanti delle diverse anime del partito, le assemblee e i congressi infuocati e la lealtà di Guarisco, convinto autonomista, sancita dalla lettera, riconoscente per la solidarietà ricevuta, di un maggiorente contestato.
Ed ecco le collaborazioni al quotidiano cattolico “l’Ordine”, con i mugugni di qualcuno che non vedeva di buon occhio quel socialista. Pensò il direttore, don Peppino Brusadelli, a mettere le cose a posto con una sentenza lapidaria espressa in vernacolo comasco e che ha il valore di un attestato: “Il Tita sarà anche una testa di legno perché è socialista, ma di lui mi fido”.
In cima a tutto, nelle preferenze di Guarisco, ciclismo e calcio. E qui snocciola gli eventi seguiti di persona: il campionato italiano di ciclismo a Belluno, i mondiali per dilettanti a Brescia e a Torino, le partite del Calcio Como – «Anche in serie A» – al Sinigaglia. E all’inferno la politica?
Ultima, ma non per importanza, e a ritroso in ordine di tempo, viene la partecipazione al conflitto bellico nel IX Reparto d’assalto del 1° Battaglione del 10° Reggimento Arditi “Col Moschin”, tessera numero 587. In tutto, settecento uomini scelti. «Le nostre mostrine avevano le fiamme azzurre con le stellette?», rivendica. Guerra di liberazione, anni 1944-’45. «Il nostro non era un reparto convenzionale, ma di guastatori con il compito di entrare nella terra di nessuno: fortini, casematte? Con lo sbarco degli Alleati in Sicilia non fummo più destinati all’estero per aiutare i francesi in Nordafrica. Io avevo appena ricevuto il basco da ardito. Facemmo la nostra parte da Cassino a Bologna».

Marco Guggiari

Nella foto:
Il tesserino di appartenenza al 10° reggimento Arditi “Col Moschin” (fotoservizio Fkd)

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