di Mario Guidotti, Opinioni & Commenti

Tiziana e la solitudine che fa perdere la testa

di Mario Guidotti

Tiziana era sola da più di trent’anni, vedova, non aveva voluto niente di più che crescere i suoi tre figli e poi non essere troppo di peso a loro nella vecchiaia, che avanzava a grandi passi. Poi se ne sarebbe andata senza dare troppo disturbo a nessuno. Nessun grillo per la testa, pochissime amiche, solo un po’ di cura per la casa e per la propria persona.

Fu così che un giorno venne truffata, 4 contratti telefonici firmati in una sola mattina. Un’altra volta venne poi turlupinata per strada da dei balordi con la scusa dei regali ai bimbi poveri. I figli si sono subito allarmati e l’hanno portata dal neurologo. Test, esami, visite: misteriosamente nessuna malattia. I punteggi cognitivi erano buoni, non aveva il tanto temuto Alzheimer che la figlia Ada aveva già letto su internet.

E allora che cosa era? Si chiamava “pseudo-demenza depressiva”, a noi piace denominarla “de-menza sociale”, perché dà perfettamente l’idea di come si perde il controllo intellettivo non per cause biologiche, ma per comportamenti sociali insufficienti, sciatti, di abbandono, per trascuratezza insomma. “De-menza” sta appunto per perdita della mente, “sociale” per disuso.

La solitudine è un enorme fattore di rischio, e lo è altrettanto la depressione. Ovviamente la vecchiaia ne è il detonatore. «Mah, dottore, sono vedova da 30 anni, è normale che sia sola». «Non mi è parso di vedere i carabinieri sotto casa a vietare a chicchessia di venire a trovarla».

Insomma, da quanti anziani la solitudine viene vissuta come una condanna? Si tratta invece di una scelta! Eccome se lo è! Si sente sempre dire «i miei figli non mi vengono a trovare, hanno la loro vita». «Ma per fortuna!» aggiungiamo noi. Si deve stare con i coetanei, con gli amici. Altra fase amena: «I miei amici sono morti tutti». Bene, cerchiamone altri. Mettetevi per strada una mattina qualsiasi: passano più ultrasettantenni o ventenni? Il mondo è pieno di persone anziane, che misteriosamente non comunicano tra di loro (mentre aspettano figli trafelatissimi che li vadano a trovare, di fretta e di cattivo umore).

Per tornare alla nostra storia di oggi, dopo un timido e patetico tentativo di cercare una medicina per la memoria (già detto: non esistono, perché la memoria è una funzione), Ada ha iscritto Tiziana al club anziani del proprio paese. Ha iniziato contro voglia ma adesso nessuno la ferma più. Gite, conferenze, tornei di carte, esposizioni, beneficenza ed anche serate danzanti. Ada e gli altri fratelli erano esterrefatti della trasformazione della mamma. Nessuno la fregava più, andava da sola fuori per la spesa e la propria amministrazione. Non prendeva medicine se non per la pressione ed il glaucoma.

Insomma, tutti avevano capito e messo in opera che non si doveva medicalizzare un problema che invece era sociale. Ma la ciliegina sulla torta arrivò a Natale, quando Tiziana chiese ai suoi figli se al cenone poteva invitare un tal Michele…

27 ottobre 2018

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