Tommaso Currò: «Io, offeso per aver aperto al Pd»

Montecitorio, sede della Camera dei Deputati

Tommaso Currò è uno di quelli che oggi può affermare “io l’avevo detto”. Nel febbraio del 2013 fu eletto in Sicilia alla Camera nelle liste del Movimento 5 Stelle. «Nella prima riunione del gruppo parlamentare – ricorda – davanti a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio dissi che sarebbe stato utile fare l’accordo con il Pd. Casaleggio mi rispose malamente. Fui messo nell’angolo, massacrato, insultato in modo indegno, allontanato, offeso e dileggiato. Divenni un reprobo».
Nel dicembre 2014, Currò decise di uscire dal Movimento e di aderire al Pd, nel cui gruppo terminò il suo mandato a Montecitorio.
Laureato in Fisica, oggi insegna matematica al liceo scientifico “Paolo Giovio”.
«Sono contento di quanto accade, evidentemente avevo visto lungo. Da questa vicenda traggo una personale, piccola e insignificante soddisfazione. Ma non dimentico come fui trattato nel 2013». L’alleanza odierna è interpretata da Currò in due modi diversi. «Dipende dal grado di cinismo che vogliamo usare – dice – Si può sostenere che i 5 Stelle siano cambiati, si siano istituzionalizzati, parlamentarizzati. Ma c’è anche una grande dose di opportunismo. Sono cioè molto permeabili alle opportunità del momento. In fondo, sono una macchina votata al potere. La narrazione del movimento anti-sistema non regge, il loro obiettivo, peraltro legittimo, non è mai cambiato ed è sempre stato lo stesso: arrivare appunto al potere».
La decisione del Pd, secondo Currò, era «inevitabile. Se anche Renzi non avesse fatto sua la proposta, la dirigenza Dem avrebbe comunque tentato la strada di un accordo. Non si può mandare a casa un Parlamento dopo un solo anno. A parte la questione dell’aumento dell’Iva, siamo sicuri che dalle urne sarebbe uscita una nuova e solida maggioranza?».
Governare, profetizza l’ex deputato, «non sarà facile. Per quanto uno dei collanti più formidabili in politica è il potere. Ancor di più in un’epoca post-ideologica».
Da quel 2013 in cui anche soltanto parlare del Pd era costato l’ostracismo, le cose sono molto cambiate. «Oggi Nicola Zingaretti e Giuseppe Conte possono costituire un nuovo asse – conclude Tommaso Currò – i contenuti sono ancora divisivi, in particolare la politica fiscale, ma le capacità degli uomini di trovare una sintesi possono aiutare molto in questo percorso accidentato».

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