Torna alla grande il giallista Mankell

Il commissario Kurt Wallander della polizia di Ystad ha moltissimi estimatori anche sul Lario, e non ha fallito il colpo nemmeno stavolta il suo papà letterario, il giallista svedese Henning Mankell. Vincitore del “Premio Raymond Chandler” 2013 al festival del noir di Courmayeur, torna in libreria anche nel Comasco e subito ha successo con un inatteso episodio – l’undicesimo – della saga di romanzi dedicata a questo poliziotto schivo e burbero, inquieto, alle prese con la senescenza, la pancetta, la mancanza di sesso e altri problemini di una vita da single sgangherata ma molto molto umana.

Come ha scritto Antonio D’Orrico sul “Corriere della Sera”, viene proprio voglia di averlo come amico, questo Wallander, tanto lo sentiamo uno di noi, con i nostri problemi, le nostre ansie, i nostri perché, e le tante cose non dette che rimangono nel cuore o sulla punta della lingua. Il delitto messo in scena nel breve romanzo “La mano” appena edito da Marsilio questa volta viene da lontano, da molto lontano. E mette a repentaglio uno dei sogni di tranquillità più schietti di Wallander: comprarsi finalmente una casa in campagna dove riposarsi immerso nel verde e nella natura, dopo tanti delitti risolti, in compagnia di un cane. A complicare le cose è appunto la mano scheletrica del titolo: un ingombrante cadavere che riemerge misteriosamente dal terreno e da un passato oscuro e metterà a dura prova tanto commissario quanto il lettore. Un’altra prova magistrale, che non mancherà di entusiasmare chi da ormai dieci anni era in attesa di passare qualche ora di immersione totale in uno degli autori più convincenti di quel fenomeno letterario noto come “Giallo Svezia”. E  in giro non trovava che imitatori o palliativi e doveva accontentarsi delle versioni televisive dei romanzi di Wallander.

L.M.

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