Torna “Il bello dell’Orrido”

Giordano Bruno Guerri

Torna la rassegna Il bello dell’Orrido, ideata da Armando Besio e organizzata da ArchiViVitali, in collaborazione con il Comune di Bellano. 

Dopo gli appuntamenti on line, si torna in presenza, con due incontri ospitati nel Cinema di Bellano: si inizia sabato 5 giugno alle 18,30 con Andrea Kerbaker: bibliofilo, collezionista, autore apprezzato di opere di saggistica e di narrativa tradotte in vari paesi, è un instancabile animatore della vita culturale milanese (è segretario del Premio Bagutta, il più antico riconoscimento letterario italiano).

“Da Frankenstein a Carrère – Dieci variazioni letterarie sull’Orrido” prende le mosse proprio dai suoi amati testi raccolti nella sua “La Kasa dei libri”, lo spazio di tre piani a Milano, a un passo dal quartiere Isola, che dirige da anni, aprendolo al pubblico proponendo mostre e presentazioni.
L’idea di “Orrido” viene analizzata e raccontata nelle sue diverse declinazioni: quello fisico, con il classico di Mary Shelley “Frankenstein”, la figura del gobbo Quasimodo di “Notre-Dame de Paris” di Victor Hugo, passando per la scapigliata “Fosca” di Igino Ugo Tarchetti. Si affianca anche un Orrido morale, quello dell’anima, dei protagonisti torbidi e malvagi, ben descritto ne “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde, “I fiori del male” di Charles Baudelaire fino al contemporaneo “L’avversario” di Emmanuel Carrère. Infine, perché non discutere anche dell’Orrido politico? Lo si trova ne “I demoni” di Fëdor Dostoevskij, e anche in tutte le derivazioni cinematografiche del Conte Dracula, dal capolavoro cinematografico muto “Nosferatu” di Friedrich Murnau a “Il gabinetto del dottor Galigari”, film-manifesto dell’estetica espressionista, creato da Robert Wiene. Prendendo in mano testi più o meno rari della sua raccolta della Kasa dei libri, Andrea Kerbaker alterna con Armando Besio le pagine dei libri con piccoli spezzoni cinematografici. 

“Povera santa, povero assassino – La vera storia di Maria Goretti”: lo storico Giordano Bruno Guerri aveva pubblicato questo saggio 35 anni fa con Bompiani, suscitando non poco scandalo nel racconto della triste storia della vergine e martire bambina vissuta in povertà estrema all’inizio del Novecento nelle Paludi Pontine. L’approccio storico di Guerri era teso a confutare l’agiografia della piccola santa e il racconto edificante della difesa della castità dell’undicenne risoluta a morire piuttosto che macchiarsi di peccato: questa era infatti la tesi proposta inizialmente dai padri Passionisti locali e sostenuta poi dal Fascismo, per dare una Santa locale alle Paludi bonificate, sancita nel 1950 da Pio XII con la canonizzazione, esempio di virtù per “un secolo corrotto e corruttore”. A questa narrazione, Guerri contrapponeva tutt’altra versione storica, oggi riproposto sempre da Bompiani, con una nuova prefazione: un libro che fornisce un ritratto potente dell’Italia contadina di un secolo fa e penetra per la prima volta nei meccanismi terreni che presiedono le cause dei santi. Nella premessa, scritta dopo le clamorose reazioni del Vaticano e le grandi polemiche suscitate dal libro, Guerri valuta inoltre l’atteggiamento della società italiana in una situazione di conflitto con la Chiesa.

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