Torna in libreria l’opera di Plinio il Giovane

Statua di Plinio il Giovane sulla facciata del Duomo di Como

Tornano in libreria i testi del comasco Plinio il Giovane in edizione tascabile. Gli Oscar Mondadori pubblicano una selezione di 50 delle sue oltre 350 lettere (uno straordinario documento, se si pensa che prima del suo sopravvivono solo gli epistolari di Cicerone e Seneca) e il “Panegirico a Traiano” a cura di uno studioso formatosi alla Normale di Pisa e ora docente di Letteratura Latina all’Università per Stranieri di Perugia, Giulio Vannini.
Professore, finalmente Plinio torna dopo tanto tempo a disposizione del pubblico. Era in circolazione solo un cofanetto della Bur Rizzoli.
«Ho semplicemente scelto le lettere più belle: non è stato facile, perché le lettere di Plinio sono tutte belle, ma penso di essere riuscito a proporre al pubblico dei lettori una selezione delle più significative, attraverso le quali è possibile farsi un’idea di Plinio il Giovane, del suo mondo e del suo stile. Mi interessavano quelle che parlano della vita di questo illustre comasco e che sono al contempo documenti storici di grande rilievo, come la lettera che descrive l’eruzione del Vesuvio e che racconta la morte di Plinio il Vecchio, scritta a Tacito, intellettuale e scrittore di riferimento per quel tempo. Ma ce ne sono anche altre di interesse storico e letterario, ad esempio quella a Cornelio Prisco che annuncia la morte del poeta Marziale. Altre ancora sono importanti per la storia comasca: come la lettera che Plinio scrive a Voconio Romano per descrivergli due sue ville sul Lario, che lui chiamava, con una certa civetteria, “Tragedia” e “Commedia”. È una lettera che possiamo paragonare a una moderna cartolina, doveva servire a visualizzare i luoghi: “Questa si gode il lago più da vicino, quella per un tratto più ampio; questa abbraccia un unico golfo che si incurva dolcemente, quella su un crinale elevatissimo ne separa due”».
E il “Panegirico”?
«Il “Panegirico” – prosegue Vannini – non si traduceva più da decenni. È scritto in un latino ricercato e complesso, in passato è stato reso in un italiano polveroso e troppo paludato. Ho cercato di proporlo in un italiano attuale, che fosse fruibile e godibile, soprattutto per i non specialisti».
Che scrittore fu Plinio il Vecchio nel ricordo del Giovane?
«Dall’epistolario sappiamo che scrisse molto, anche di storia, di grammatica e di tecnica militare. Tutte opere che non ci sono pervenute, abbiamo solo la sua Naturalis historia, un’opera monumentale in 37 libri, oggi praticamente fuori mercato. È una sorta di enciclopedia con uno stile poco accattivante e difficile da proporre al lettore moderno – del resto chi si leggerebbe un’enciclopedia? – anche se fu e rimane una miniera di conoscenza per i classicisti».
Ricordiamo che a Como opera l’Accademia Pliniana il cui scopo è restituire una consapevole e produttiva memoria dei due Plinii (Vecchio e Giovane) ed esplorare le vie per un rinnovato impegno – in particolare della città di Como, del Ticino e della Lombardia – a rivalutare il messaggio pliniano anche in vista delle celebrazioni del 2023/2024 per il duemillesimo anniversario della nascita di Plinio il Vecchio. Come ricordarlo al meglio?
«Per celebrare il Vecchio credo che il miglior modo sia partire dalla lettera del Giovane all’amico Bebio Macro, che illustra tutta l’opera dello zio e i suoi pregi di lettore infaticabile e onnivoro. Questa lettera potrebbe essere il punto di partenza per comprendere la parabola di questo grande scrittore, che si conclude con l’eruzione del 79 e con la lettera a Tacito».
E il Giovane che scrittore fu da parte sua?
«Come emerge nell’epistolario, con lettere brevi ma sempre molto curate stilisticamente, fu uno scrittore attento e ricercato, attentissimo all’equilibrio della frase e al suo ritmo. Proprio per queste qualità siamo di fronte a testi che si prestano ad essere scelti come versioni per la traduzione alla maturità nello scritto di latino. È un linguaggio limpido, ma solo apparentemente semplice, perché la sintassi è complessa ed elaborata».
Così come la costruzione della intera raccolta di lettere. Come Vannini scrive nell’introduzione alla selezione per gli Oscar, nell’epistolario la disposizione degli argomenti deve essere equilibrata e al contempo movimentata e capace di mantenere viva l’attenzione. E infatti, scrive, «le lettere sono ordinate in modo da esaltare la varietà degli argomenti trattati e spesso strutturate in modo rispondente ai dettami della retorica». «È la stessa varietà – precisa Vannini – che ho cercato di mantenere nella selezione che ho fatto per Mondadori». Professore, una lezione di attualità quella dei classici.
«I classici sono attuali perché non sono così lontani come spesso si è portati a credere. Le lettere di Plinio – dice il docente perugino – permettono al lettore di comprendere quanta poca distanza ci sia tra noi e il mondo antico. Quella che riceviamo dai classici è un’eredità che non ha bisogno di essere attualizzata, ma che ha solo bisogno di essere riconosciuta e compresa per essere immediatamente fruibile. È una ricchezza che in gran parte già possediamo, si tratta soltanto di riconoscerla nelle nostre consuetudini sociali, nella nostra storia, nel nostro territorio, dentro di noi. Per far questo occorre impadronirsi di lingue che nessuno parla più, codici di accesso che richiedono impegno e passione. Ma il risultato è assicurato. Qualsiasi cosa abbia un valore nasce dall’impegno e dalla passione, esattamente come le opere dei due Plinii».

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