Torna la fuga dei capitali in Svizzera, ma alla luce del sole

Le banconote da 500 euro intercettate dalla Finanza al valico di Brogeda

Se ne parla da settimane e nessuno lo ha smentito in modo categorico. Adesso sta diventando oggetto di nuove inchieste e approfondimenti.
Il ritorno dei capitali italiani nelle banche svizzere, nell’era dello scambio automatico delle informazioni, è una notizia ghiotta. Tanto che persino l’agenzia Reuters ha dedicato al tema un’inchiesta pubblicata l’altroieri.

Il dato di partenza è sempre lo stesso: l’incertezza riguardo alla politica del governo che spingerebbe «molti italiani a spostare parte del patrimonio nel vicino “porto sicuro” svizzero, soprattutto in Ticino».

A poco, per il momento, valgono le rassicurazioni su eventuali prelievi forzosi o nuove tasse. «Lo scontro con l’Unione Europea» sull’indebitamento del Paese «preoccupa la popolazione».

Il direttore dell’Associazione Bancaria Ticinese (Abt) Franco Citterio ha confermato alla Reuters il rinnovato interesse degli italiani per la piazza luganese. Un fenomeno che si ripete a ogni crisi italiana: non appena cresce l’incertezza, in Svizzera arrivano più soldi. «Le persone sono preoccupate e vogliono sapere come diversificare i loro investimenti», ha ripetuto Citterio.

Secondo Fabio Poma, direttore di Wmm Group con sede a Lugano, «la maggior sicurezza che uno può avere al momento è portare il proprio denaro all’estero. Così la gente ha la possibilità di investire in altre valute. In Italia è un po’ difficile». Anche Holger Schmitz di Schmitz & Partner, con sede a Brione sopra Minusio, riferisce di afflussi superiori alla media nella regione. «Da inizio estate molti italiani hanno paura di un’uscita dall’euro. Con l’introduzione di una nuova lira potrebbero perdere una parte dei propri patrimoni. Questo è il motivo per cui molti ricchi del Nord Italia hanno scelto di portare i loro soldi nelle banche svizzere e di convertirli in franchi», aggiunge Schmitz.

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