Tornano in bilico anche i Bacini Imbriferi Montani

Il decreto di revisione della spesa
Ma i sindaci chiedono che i fondi dei sovraccanoni rimangano ai Comuni
Sprechi e sperperi sotto tiro in ogni direzione. E ancora una volta, nel mirino finiscono alcuni enti giudicati da più parti come «inutili». L’ultimo decreto del governo Monti, finalizzato alla cosiddetta revisione della spesa – l’inglese spending review è diventato ormai un tormentone, come prima è stato lo spread e prima ancora il default – elenca una serie ampia di manovre.
Della soppressione parziale delle Province hanno scritto e parlato praticamente tutti. Meno si è detto della
ennesima razionalizzazione delle società collegate agli enti locali.
Anche qui sono in vista sforbiciate, quando non vere e proprie cancellazioni. Il punto è che alcune di queste società, aziende o consorzi avrebbero dovuto essere depennate già da tempo. Era stato il governo Berlusconi, infatti, ad aprire la strada ai tagli. Bloccati, però, da una serie di rinvii e proroghe, tipicamente italiani.
Ora si riparte. E qualcuno è già sul piede di guerra. I Comuni temono che una revisione della spesa unidirezionale finisca per penalizzare unicamente le loro casse. Un esempio classico sono i Bacini Imbriferi Montani (Bim), consorzi che gestiscono i fondi provenienti dai sovraccanoni di sfruttamento delle acque.
Il Bim del Lago di Como, del quale fanno parte 106 Comuni, gestisce ogni anno 1 milione di euro circa di fondi. Soldi che vengono ridistribuiti ai Comuni sotto forma di contributi a fondo perso o di finanziamenti pro quota su progetti di varia natura.
«L’abolizione dei Bim – dice Enrico Manzoni, presidente del Bacino Imbrifero lariano e fino a qualche settimana fa consigliere provinciale di Autonomia Comasca – sarebbe un vantaggio unicamente per la Regione o lo Stato. I soldi adesso gestiti da noi e indirizzati ai Comuni finirebbero inevitabilmente nel calderone».
Sul Lario si tratta, come detto, di un milione all’anno. Ma in Valtellina la cifra supera i 15 milioni. E si comprende bene quale potrebbe essere la reazione dei sindaci di fronte alla chiusura dei Bim e al trasferimento di queste risorse nel bilancio statale.
La domanda di fondo, tuttavia, rimane. Ha tuttora un senso l’esistenza di un consorzio per il quale comunque ogni anno sono “bruciati” circa 100mila euro di spese correnti?
«I soldi sono dei Comuni – insiste Manzoni – Con il Bim c’è la garanzia che questi fondi rimangano sul territorio».
«Se si vogliono abolire i Bim – dice Guido Dell’Era, sindaco di Cremia e vice di Manzoni – si stabilisca prima come distribuire ai Comuni i sovraccanoni».
Insomma, è una questione di soldi. Come sempre. La revisione della spesa vorrebbe razionalizzare e, ovviamente, trovare risorse aggiuntive. Ma i più piccoli non ci stanno.
In mezzo c’è un decreto che, almeno per il momento, non fa chiarezza.

Nella foto:
Palazzo Gallio, a Gravedona, è la sede del Bacino Imbrifero Montano del Lario

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