Tornese, un cavallo nella leggenda: il mito del trotto era nato a Grandate

Tornese

È stato un grande protagonista degli anni ’60, un trottatore che fece sognare i suoi tifosi in un periodo in cui in Italia le gare dei cavalli avevano una popolarità e un seguito molto più marcati rispetto ad oggi.
Una leggenda comasca: il grande di questa storia è il cavallo Tornese, nato alla scuderia Al Portichetto, a Grandate, il 13 luglio del 1952. Proprio dove oggi si trova il Museo del cavallo giocattolo, non a caso in via Tornese.
Una star per l’epoca: tra 1955 e 1962, Tornese partecipò a 221 gare vincendone ben 130. Il cavallo prediligeva le piste italiane – lunghe o corte, non faceva differenza – visto che all’estero conquistò soltanto tre successi e qualche buon piazzamento.
Per inquadrare la situazione dell’epoca, basti pensare che i duelli tra Tornese e il suo rivale Crevalcore venivano considerati alla pari di quelli nel ciclismo tra Fausto Coppi e Gino Bartali e la sua celebrità era paragonata a quella di un grande dell’automobilismo come Tazio Nuvolari.
Soprattutto nel finale di carriera, ogni vittoria di Tornese veniva celebrata con invasioni di pista: la gente raggiungeva gli ippodromi soltanto per lui e non mancavano “ultras” che giravano l’Italia a seguire ogni sua uscita.
Tra i momenti-cult, il successo ad Agnano al “Lotteria” 1962: i sostenitori si catapultarono sul tracciato e strapparono peli della coda e della criniera del cavallo – che con qualche abile mossa seppe divincolarsi – Il pubblico impazziva per lui.
E anche il suo addio ufficiale fu all’altezza del personaggio, con una sfilata in piazza del Duomo a Milano fra due ali di folla il 13 gennaio del 1963.
Tornese era nato a Grandate, come detto, ed era di proprietà di Sebastiano Manzoni; il fratello di quest’ultimo, Giannino, fu il primo ad occuparsene. In un allevamento che dava ai cavalli il nome di monete, per il nuovo arrivato fu scelto il Tornese, una moneta francese molto usata nel Regno di Napoli.
La madre di Tornese era Balboa, il padre ufficiale Tabac Blond. Ma ci fu chi ipotizzò una love story tra la cavalla e lo stallone francese Pharaon. Oggi qualcuno potrebbe sorridere, in quel periodo la vicenda finì in tribunale.
Tornese nato e legato alla sua Grandate: nell’ottobre del 1954 fu trasferito a San Siro, ma lì si intristì, divenne svogliato, e così fu riportato alla sua scuderia, seguito con amore da Giannino Manzoni e dalla moglie Enrica. In pochi giorni ritrovò gioia di vivere e forma.
Aneddoti e curiosità che sono raccontati nel libro dell’epoca “Tornese-Cavallo leggendario” di Giorgio Martinelli, che fu pubblicato poco dopo il ritiro del cavallo dalle gare e che è stato ristampato in tempi recenti da Equilibri.
Nell’opera viene poi raccontata tutta la carriera del trottatore comasco, iniziata con la vittoria all’esordio a San Siro il 2 maggio del 1955 al Premio Momo. Il primo successo davvero importante fu invece nel 1956, ancora a San Siro – il “suo” ippodromo – nel Gran Premio delle Nazioni, in cui non era dato per favorito. Ma quello fu il giorno in cui rivelò le sue qualità di fronte ad avversari sulla carta più accreditati. Alla guida Mario Santi, uno dei suoi conduttori con Salvatore Manzoni, Sergio Brighenti, Gioacchino e Romolo Ossani, Reno Miseroni. Nomi che oggi magari al grande pubblico non diranno molto, ma che all’epoca erano amati e odiati: con le loro strategie dividevano i fedelissimi e accendevano discussioni, come avviene oggi per il calcio. E spesso al centro delle polemiche c’era anche il proprietario del cavallo Sebastiano Manzoni, le cui scelte venivano spesso contestate.
Nel 1957 la consacrazione definitiva con un lungo numero di successi e le prime sfide con il rivale Crevalcore. Nel 1958 ulteriori grandi risultati: 31 corse con 27 vittorie, record di velocità e il suggello con il premio “Cavallo dell’anno”. Una carriera proseguita ad alti livelli con momenti indimenticabili come a Ravenna nel 1960, con una delle prime invasioni di pista dopo un suo trionfo; nel 1961 di rilievo l’affermazione al Campionato europeo di Cesena, risposta a chi lo considerava vecchio.
Per regolamento l’ultimo anno di carriera agonistica fu il 1962: il pubblico, sapendo che poi non avrebbe più visto Tornese, affollava gli ippodromi per una sorta di ultimo saluto. Ma quella non fu una sfilata patetica: 12 successi su 24 corse disputate, tra cui il già citato “Lotteria” di Agnano, con l’abbraccio dei suoi supporter.
L’ultima uscita il 26 dicembre del 1962 a Roma al Trofeo Tor di Valle, davanti a una platea che a dire il vero era sempre stata tiepida nei suoi confronti, ma che in quella giornata lo riempì di affetto e applausi. Poi la già citata sfilata conclusiva a Milano nel gennaio del 1963 prima del finale della storia.
Un finale che però non è lieto, come si potrebbe pensare per una leggenda, per un cavallo amato dalla gente. Tornese nella sua storia sportiva – a detta degli addetti ai lavori dell’epoca – era stato fin troppo “spremuto” e avrebbe meritato riposo.
La scelta, invece, fu di mandarlo a Reggio Emilia a fare lo stallone, ma ben presto si capì che non era un ruolo adatto a lui. Chi lo conosceva vedeva un cavallo triste e demotivato, in una sorta di depressione. Vista la sua importanza i migliori veterinari di quel periodo furono mandati a curarlo ma inutilmente. Inutile anche il trasferimento a Roma dove Tornese morì nella notte tra il 24 e 25 settembre del 1966. Non si è nemmeno mai saputo dove sia stato sepolto.
Il suo ricordo, almeno, viene portato avanti attraverso il Museo del cavallo giocattolo, che si trova in quella che era la scuderia Al Portichetto, dove Tornese era nato. L’edificio era stata acquisito da Artsana e occupato da strutture industriali. Poi l’imprenditore Pietro Catelli decise di restituire la sua storia a quel luogo, portandovi la collezione.
Massimo Moscardi

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