Torre San Vitale, sfida per Como

Torre San Vitale

Da una crisi può nascere una opportunità. Almeno si spera. Una goccia, anzi un sasso che fa traboccare il vaso e una lezione da non dimenticare, la tragedia sfiorata martedì a Como, quando una pietra di poco meno di un chilo si è staccata dalla Torre San Vitale, una delle fortificazioni medievali a difesa della cinta muraria della città storica ed è finita sul parabrezza del furgone di un ambulante da un’altezza di venti metri, distruggendolo.
«L’episodio è frutto di carenza di manutenzione ed è un vero peccato che non si sia messo mano per tempo – dice il presidente della Società Archeologica Comense fondata nel 1902, Giancarlo Frigerio – E dire che il recupero della torre San Vitale è un progetto che risale a quarant’anni fa, quando a dirigere il museo Giovio c’era Mariuccia Belloni Zecchinelli, e che è stato poi ripreso dal direttore dei musei Lanfranco Castelletti. Anche noi come Archeologica abbiamo contribuito con le nostre idee. Ma il restauro e il recupero della torre è rimasto nel cassetto ed è come dico un peccato, perché è una struttura unica e potrebbe rappresentare una risorsa importantissima anche per lo stesso Museo Archeologico Giovio, dove tra poco noi dell’Archeologica ci trasferiremo. Se si potesse accedere alla San Vitale attraverso la cerchia delle mura dal museo, i visitatori del Giovio aumenterebbero. Il perché è presto detto: lo spettacolo della città dall’alto della torre, che è dell’epoca del Barbarossa come il Baradello, è impagabile quanto originale. Una città del tutto diversa da quella che si vede in basso come chiunque salga sul Monumento ai Caduti del Terragni può notare in zona lago. Per realizzare il progetto non occorrono molti soldi. E noi come Società Archeologica – sottolinea Frigerio – abbiamo anche fatto ipotesi di studio e di mappatura e rilievo con i droni, molto più economici rispetto a un ponteggio e a una impalcatura dedicati».
Manca insomma la volontà politica per creare un collegamento virtuoso e a favore del turismo culturale in uno dei punti storici di Como. Se poi si allarga lo sguardo alle potenzialità dell’intera cerchia muraria di Como, apriti cielo. Ci sono i rifugi antiaerei sotterranei ad esempio. E ci sono appunto le mura, «purtroppo molte – rimarca il presidente dell’Archeologica – sono in mano ai privati e questo non agevola l’ipotesi di una sistematizzazione ai fini turistici. Rimane la ferita grave della torre San Vitale, occasione da sfruttare e che non richiede grandi finanziamenti, a parte quelli necessari per l’accessibilità con scale o con un piccolo ascensore, e la messa in sicurezza. C’è il precedente virtuoso del Baradello, che permette la visita fino alla sommità da anni. Con le opportune autorizzazioni, vedo la cosa fattibile anche per la torre cittadina che potrebbe sfruttare in modo virtuoso il corridoio di collegamento ai giardini del museo Giovio. Se non interveniamo la struttura sarà preda della vegetazione dalle potentissime radici che trova terreno fertile nella calce che unisce le pietre. Spero che il sasso caduto dia una spinta risolutiva, sarebbe un peccato se si recintasse la torre e rimanesse tutto fermo per anni. Sono già stati persi 200mila euro di finanziamento per la manutenzione esterna delle mura messi sul piatto da Fondazione Cariplo, all’epoca nessuno in Comune ha provveduto al necessario progetto. E alla fine Cariplo ha ritirato i fondi. Senza contare che a Como per la valorizzazione delle mura romane c’è il progetto, mai attuato, redatto dall’architetto veronese Libero Cecchini che prevedeva un collegamento da Porta Torre a via Ciceri, con una piccola piramide trasparente tipo quella del Louvre per vedere le torri in largo Miglio. Intanto per infiltrazioni di umidità ci risulta inagibile la Porta Pretoria sottostante». Segni dei tempi.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.