Totò, Peppino, la Malafemmina e il governatore

Palazzo di vetro
di Emanuele Caso

In una memorabile scena del film “Totò, Peppino e la Malafemmina”, il principe de Curtis – nella pellicola, Antonio Caponi – si ferma in piazza Duomo, a Milano, dopo un lungo viaggio iniziato dalle campagne napoletane. Giunto nel cuore dell’allora mitologica capitale meneghina, Totò chiede informazioni a un vigile, un ghisa di quelli autentici. La prima domanda rivolta all’agente – che agli occhi dei due fratelli Caponi appare come una reincarnazione di un severo generale austriaco – è

rimasta nella storia del cinema. Totò, per marcare la siderale lontananza che negli Anni ’50 separava materialmente e culturalmente Milano e Napoli, quasi fossero due città di Stati e lingue diverse, tenta questo incredibile approccio a metà tra il francese, l’italiano e l’inglese: «Noio, vulevan savuar l’indiriss?».
Ovviamente, lo sbigottito ghisa non capisce nulla e la scena finisce nell’incomprensione totale. Perché questa pedante premessa in bianco e nero? Perché venerdì scorso mi è parso di rivivere, sebbene a colori, la stessa scena. L’Antonio Caponi di turno, però, era il presidente della Regione, Roberto Formigoni. Il quale, nel giorno del matrimonio reale tra William e Kate, ha sentito il dovere di informare i mass-media circa il contenuto del suo messaggio (spedito peraltro via Twitter) alla coppia: «I wish the royal couple all the best on the road ahead. Best wishes from me – ha proseguito Formigoni su Twitter – and on behalf of the entire Lombardy Region». Ora – a parte che “the cat is on the table” e che “I whish you a merry christmas” – perché non chiedere a William e Kate anche “l’indiriss” per spedire una cartolina da Riccione, quest’estate?

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