Cronaca

Tra Como e San Fermo la “guerra dell’ospedale”

Il reportage I residenti del paese: «Vogliamo mantenere la nostra identità»
Il caso anagrafico ha acceso la disputa fra capoluogo e periferia
Il campanile della parrocchiale dedicata a Santa Maria scandisce il trascorrere delle ore, ci sono le bancarelle del mercato nella piazza principale, capannelli di persone impegnate in animate conversazioni prima dell’immancabile puntata al bar del centro. Sarà pure questione di poche centinaia di metri, ma San Fermo della Battaglia non è Como. Passi l’etichetta di «cintura urbana», ma che non si metta in discussione la storia, l’identità e l’autonomia di un paese che, rivendicano con orgoglio

i 4mila e più residenti, «è un pezzo della storia d’Italia».
Il “caso anagrafico” scoppiato in vista dell’imminente inaugurazione del nuovo Sant’Anna è senza ombra di dubbio l’argomento del giorno. La discussione ha soppiantato persino le immancabili tribune calcistiche del bar dello Sport. E il paese si è diviso: da un lato chi è pronto ad accettare un cambiamento dei confini di San Fermo per far sì che il Sant’Anna resti «l’ospedale di Como», dall’altro chi esclude categoricamente questa ipotesi e già pregusta l’imminente impennata delle nascite.
Su un punto però i cittadini del paese che ospita il nuovo Sant’Anna sono tutti d’accordo: «Pur di avere un reparto maternità, in passato Como ha inglobato Rebbio, che allora era un comune indipendente. Che nessuno si azzardi a pensare di fare lo stesso con San Fermo».
La questione, come è ormai noto, riguarda la territorialità del nuovo ospedale. Il presidio sorge interamente dentro i confini di San Fermo della Battaglia. Inevitabilmente, i bambini nati nel presidio (la previsione è di quasi 2mila l’anno) dovranno essere registrati all’anagrafe di San Fermo e non più di Como. Lo stesso vale per le pratiche relative ai pazienti deceduti e anche per quanto attiene all’intervento dei servizi sociali per i casi problematici.
L’unico modo per “restituire” l’ospedale Sant’Anna alla città capoluogo è modificare la linea di confine tra Como e San Fermo per far sì che il presidio sanitario venga a trovarsi nell’area di competenza del capoluogo. A questa ipotesi hanno iniziato a lavorare le due amministrazioni comunali, anche se è difficile che possa essere trovata una soluzione prima dell’apertura dell’ospedale, prevista per l’inizio di settembre.
«Non siamo certo disposti a rinunciare all’identità e all’autonomia del nostro paese, ma credo sia giusto che il Sant’Anna continui a essere l’ospedale di Como – dice Enrico Sala – Del resto, l’ufficio anagrafe di San Fermo non avrebbe neppure le forze per gestire una mole di pratiche quale quella legata all’attività di un ospedale come il Sant’Anna. Spostare il confine mi sembra la soluzione più logica, l’unica percorribile. Capisco che una coppia di comaschi desideri far nascere a Como i figli ed è giusto che abbia questa possibilità».
«L’importante è che i bambini nascano – suggerisce Giampiero Butti – Per il resto mi sembra si tratti più di questioni formali che mi auguro siano risolte in modo ragionevole».
Il dibattito si infiamma e tanti tra i cittadini che affollano la piazza e le bancarelle del mercato hanno voglia di parlare.
«Credo sia meglio accettare una modifica del confine – dice Maria Teresa Giordani – altrimenti per il Comune di San Fermo l’impegno sarebbe davvero troppo gravoso. Credo non valga proprio la pena sobbarcarsi questo onere, anche perché i vantaggi sarebbero pochi».
Qualcuno ricorda come l’area su cui oggi sorge l’ospedale in passato fosse nota come “camp rané” o anche “mare dei poveri”. «In quell’area acquitrinosa andavamo a fare il bagno e a prendere le rane», racconta un pensionato.
«È vero, è sempre stato territorio di San Fermo – sostiene Natale Bauce – ma non credo che ci sarebbero problemi oggi a spostare il confine. Sarebbe inaccettabile l’ipotesi di diventare un quartiere di Como, ma cedere un pezzettino di terreno credo sarebbe davvero il male minore».
«Per San Fermo è motivo d’orgoglio ospitare il Sant’Anna – dice Agnese Susio – Siamo felici che sia stata scelta quell’area. Ben venga comunque che resti l’ospedale di Como. La cosa davvero importante è che il presidio funzioni e che garantisca un’assistenza sanitaria di altissimo livello».
Di tutt’altro avviso Felice De Orsi. «Non dovremmo cedere neppure un metro di terreno – attacca – Ci terremo tutti i neonati e diventeremo il comune più prolifico d’Italia. Hanno voluto fare l’ospedale a San Fermo, non vedo perché ora dovremmo “cederlo” a Como. Non è mica una vergogna per un bambino avere sulla carta d’identità la dicitura “nato a San Fermo”».
«I problemi si affrontano prima, non a cose fatte – aggiunge Ugo Magrini – Se non volevano che il Sant’Anna fosse a San Fermo dovevano pensarci anni fa, non certo ora. Adesso la situazione è questa e San Fermo deve tenersi anche i neonati. Non vedo perché si dovrebbe pensare a una modifica dei confini».
«Credo che la questione dovesse essere affrontata prima – dice anche Piergiorgio Butti – e non certo ora, a pochi mesi dall’avvio delle attività dell’ospedale. Le priorità ora sono altre. C’era tutto il tempo per valutare nel dettaglio la situazione e studiare vantaggi e svantaggi delle diverse ipotesi. Ora è difficile fare una valutazione ponderata».
Il dibattito, c’è da scommetterci, è destinato a proseguire. E a infiammarsi ulteriormente. Parole (e polemiche) a parte, la certezza è che, ad oggi, il nuovo Sant’Anna non è l’ospedale di Como.
Per accorgersene, basta imboccare via Ravona, la strada di accesso al presidio. Pochi metri prima dell’insegna “Ospedale Sant’Anna” c’è un cartello bianco, uno di quelle classiche insegne che indicano l’ingresso in un qualsiasi territorio comunale. Sul cartello compare l’indicazione “San Fermo della Battaglia”. Tanto per chiarire.
Anna Campaniello

Nella foto:
Il cartello che indica San Fermo della Battaglia. Alle sue spalle il nuovo ospedale Sant’Anna (Foto William)
13 marzo 2010

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