Tra fantasmi in biblioteca e spettri nella mente, meglio i primi

Parole come pietra
di Marco Guggiari

I fantasmi della biblioteca sono tra i più gradevoli, forse gli unici davvero simpatici. Difficile inquietarsi al loro cospetto. Niente a che vedere con lugubri castelli, clangore di catene e altri sinistri rumori. Chi crede che esistano li immagina silenziosi e ordinatamente presenti tra gli scaffali dei libri.
Devono essere personaggi fantastici, figure a cui vanno strette le pagine di un romanzo. Così, a Lurate Caccivio – chissà perché proprio lì – di tanto in tanto sfuggono alla rilegatura

, fanno una giravolta e poi tornano a ripiegarsi docili tra le pieghe dell’indice di questo o quel volume. La cronaca racconta che adesso una squadra di “cacciatori” li insegue. Sarà una bella gara e vedremo in seguito come andrà a finire.
Il curioso episodio offre lo spunto per parlare invece degli “altri” fantasmi, gli sgraditi ospiti che popolano spesso le nostre menti: vere e proprie schiere, e ve n’è per tutti i (macabri) gusti. Sì, perché i nostri autentici spettri, un bel po’ fastidiosi, sono questi altri. Sono le preoccupazioni quotidiane, le priorità che non quadrano e che, per quanti sforzi si facciano, non si lasciano mai acchiappare; sono il “dunque” che incombe minaccioso su alcune questioni stagliandosi inesorabile all’orizzonte. Fantasmi veri, professionisti spietati.
A ben vedere, forse è proprio per questo che qualcuno di noi se ne inventa altri, meno credibili anche se più aderenti al modello classico, ovvero con profilo da lenzuolo bianco. Servono da diversivo. Sono sogni leggeri, bazzecole che distolgono dagli incubi. Cosa non si fa per sopravvivere.
La vicenda giustifica il sovvertimento della regola generale: meglio le imitazioni degli esemplari autentici. E abbasso gli spettri.

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