Tra i giovani comaschi tanta voglia di fare musica sul lario le opportunità ci sono, ma vanno sostenute

Risponde
Agostino Clerici

Ho letto con piacere che il Collegio Gallio di Como ospiterà un liceo musicale, proposta didattica che si affianca a quella già esistente in città e che ben si combina con l’istituto di alta formazione che è il Conservatorio di via Cadorna.
Tuttavia, mi chiedo come possa una città come Como essere refrattaria di fronte a tanta voglia di musica e di suonare che c’è nei giovani? Festival importanti come l’Autunno Musicale si sono persi per strada, lo stesso Conservatorio ha sete di spazio e c’è solo il Teatro Sociale a tenere viva l’attenzione per l’attività concertistica.
Peccato che le strutture spesso siano lasciate nell’oblio come il Politeama (questione spinosissima) e quindi sia tutto da reinventare il rapporto tra la città e il mondo delle sette note.

Rispondo con una provocazione: la musica è un’arte, che non si lascia rinchiudere in una scuola o in un indirizzo liceale.
Ben venga il nuovo liceo musicale presso il Collegio Gallio: saprà essere una occasione in più per la già variegata scelta tra le scuole superiori e saprà sicuramente offrire una adeguata preparazione a chi vuole fare della musica il suo futuro lavorativo.
Eppure la passione per la musica che ritroviamo in tantissimi giovani è “indipendente” – nella gran parte dei casi – da una scelta scolastica precisa. La maggior parte di essi continueranno ad amare la musica, pur senza scegliere un liceo musicale o il Conservatorio.
Ed è a questa ampia domanda che il territorio con le sue strutture è chiamato a rispondere, offrendo occasioni di fruizione della musica e di educazione musicale che vadano aldilà di una semplice ed importante offerta scolastica.
Penso a tante umili iniziative, che invece non si fatica a trovare sul territorio.
Un censimento – sicuramente in difetto sul dato reale – mi dice che in provincia di Como ci sono, ad esempio, una trentina di bande, e c’è addirittura una federazione comasca che riunisce più di 1.500 musicisti. Questi corpi musicali rappresentano un patrimonio popolare di non poco conto, permettono anche a tanti ragazzi di imparare a suonare uno strumento, rallegrano la vita delle comunità con le loro note festose.
Insomma, c’è un fervore per la musica che non si lascia rinchiudere dentro i confini dei grandi eventi e dei concerti di prim’ordine, che necessariamente sono pochi, anche perché richiedono un impegno finanziario non piccolo.
Dobbiamo sfuggire da quelle letture che sanno individuare solo le eccellenze, e rivalutare, invece, proprio quelle piccole realtà paesane che, a fatica, continuano a proporre una sana educazione musicale.
Conosco alcune di queste realtà e mi sento di dire che esse svolgono una funzione sociale – anche a favore dei ragazzi e dei giovani – preziosa e insostituibile. Senza contare che ho assistito a qualche concerto bandistico dal risultato decisamente superlativo, capace cioè di rallegrare le orecchie e di appassionare il cuore.
Del resto, anche qualche grande musicista forse ha iniziato la sua carriera strimpellando note nel clarinetto di una banda di paese.
Ovviamente, chi vuole indirizzarsi alla musica ricercandovi anche un lavoro, deve fare i conti con un impegno maggiore e abbisogna di scuole e insegnanti validi.
La cessazione di iniziative valide come l’Autunno Musicale è una perdita per tutti gli amanti della musica. E strutture come il Politeama sarebbero state utili a promuovere la musica in città.
Ma non dispererei.
Si tratta di valorizzare l’esistente e di aiutare – magari di più, anche con sovvenzioni e con un opportuno lavoro di coordinamento – le piccole iniziative che pullulano sul territorio.
Il dover “reinventare il rapporto tra la città e il mondo delle sette note” non è una sciagura, ma una opportunità di freschezza. Il che s’addice alla musica e alla sua magia.

Carmine Varini

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