Tra Italia e Svizzera un legame antico

Dogana di Ponte Chiasso, frontiera, confine con la Svizzera

La decadenza di Campione d’Italia, l’economia e la sociologia del frontalierato, il traffico di persone che aggrava la la fedina penale degli spalloni e le radici storiche e sociali di un legame tra più territori. Questo e molto altro nel libro Confini (pp. 208, 17,10 euro in formato cartaceo, 8,99 euro in formato elettronico), nuova opera del giornalista Mauro Suttora. Molti riflettori sono puntati sul territorio comasco e sul confine lariano tra Italia e Svizzera.

Quello italosvizzero ad esempio è un confine pacifico che da cinque secoli non patisce guerra. Un legame lungo 740 chilometri, «la più lunga frontiera terrestre per entrambi i Paesi», annota l’autore. Che delinea la storia di una confine protagonista di infrastrutture virtuose: «Nel 2018 è nato il treno Como-Mendrisio-Varese-Malpensa. Mentre in tutto il mondo le ferrovie vengono dismesse, gli ecologissimi svizzeri hanno costruito un nuovo tronco di otto chilometri fra Stabio e Arcisate (Varese), che collega i vecchi tracciati della ferrovia Valmorea da Mendrisio e della Porto Ceresio-Varese. Serve quattromila passeggeri al giorno, soprattutto frontalieri italiani». E sottolinea: «È buffo che per unire due capoluoghi di provincia italiani distanti appena trenta chilometri occorra passare due frontiere. Può sembrare un’iniziativa eccentrica, invece gli ingorghi automobilistici che affliggono una delle zone più antropizzate e produttive d’Europa rendono prezioso questo nuovo treno “internazionale” Como-Varese».

Senza parlare del San Gottardo: dal 2020 il viaggio in treno Milano-Zurigo non dura più cinque ore, ma solo tre. «Il confronto con le nostre lungaggini e proteste contro la Tav è imbarazzante», scrive Suttora. Che non manca di rimarcare il ruolo storico del confine con Chiasso: «Dal 1515 l’Italia finisce lì, il nostro confine più antico: 345 anni più di quello di Ventimiglia». Ma perché la dogana è proprio a Chiasso? E non sul Ceresio? Che è però «uno dei laghi più contorti e complicati del pianeta: prima svizzero all’aeroporto di Agno, poi italiano da Ponte Tresa a Porto Ceresio (Varese), quindi ancora svizzero dal ponte-diga autoferroviario Melide-Bissone fino a Lugano, infine di nuovo italiano a Porlezza (Como). E in mezzo pure la nostra enclave di Campione». La vera frontiera, ammette l’autore. è il citato massiccio del Gottardo. Sfida e cerniera.

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