Tra mille ipotesi il futuro dell’edificio è sempre un mistero

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(e.c.) Di parole, sul passato, sul presente e sul futuro dell’ex centrale termica Santarella ne sono state spese a tonnellate. Così come, nel corso degli anni – specialmente gli ultimi 10-15 – le ipotesi più o meno fantasiose di recupero dell’edificio si sono moltiplicate. Poi, come sempre, bisogna confrontarsi con la realtà dei fatti. Che, in sostanza, dice questo: a oggi non esiste nulla di concreto, né in termini progettuali né economici, che possa preludere a un recupero della struttura. Sulla quale, peraltro, grava anche il vincolo della Soprintendenza per

i Beni architettonici della Lombardia, in virtù del fatto che l’ingegnere Luigi Santarella, da cui deriva il nome dell’edificio, assunse proprio quel fabbricato come modello di riferimento per il suo manuale di costruzioni in cemento armato, studiato in tutta Italia.
Tornando ai progetti più o meno pindarici, il primo che in tempi recenti ipotizzò un recupero della Santarella fu lo scomparso Cavaliere Antonio Ratti quando, alla fine degli anni ’90, propose un più generale piano di rilancio di tutta l’area Ticosa. In quel piano, poi affondato tra polemiche politiche e problemi di sostenibilità economica, negli ambienti della vecchia centrale termica veniva immaginato un futuro per attività legate al tempo libero.
Passiamo al 2006. L’anno in cui la multinazionale esterna Multi vince l’appalto da 15 milioni di euro indetto dal Comune per far rinascere l’area Ticosa. Tra le tante proposte dettagliate dei privati, in realtà, la centrale termica rimase sempre un po’ ai margini. L’ipotesi più dibattuta era quella di un non meglio identificato centro espositivo. Su come raggiungere l’obiettivo e a quali costi, però, non s’è mai saputo molto di più. E comunque, nel 2012, con la rottura dei rapporti tra Multi e Palazzo Cernezzi, anche la Santarella sparì definitivamente dai radar.
Paradossalmente, è stato proprio nelle ultime settimane che l’edificio è tornato alla ribalta. Merito del presidente vicario del Museo della Seta, Luciano Guggiari, che la scorsa estate ha rilanciato il sogno di realizzare nell’ex centrale termica una nuova e moderna sede del polo espositivo. Idea suggestiva, ma che finora non ha trovato basi solide per diventare realtà. E così, il futuro della Santarella, a conti fatti, oggi è ancora un mistero fittissimo.

Nella foto:
La Santarella è vincolata dalla Soprintendenza

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