Traffico di coca nelle mani delle cosche. L’indagine tocca anche il Comasco

Cocaina

La cocaina arrivava dalla Colombia, da persone in passato vicine al “cartello di Medellin” e a Pablo Escobar, ma sbarcava anche dal Venezuela oppure dalla Repubblica Dominicana. In attesa di questi approvvigionamenti logisticamente più “complicati”, il sodalizio non disdegnava di piazzare sul mercato dello spaccio in Calabria, ma anche del Milanese e del Comasco grazie al clan dei Mazzaferro, grandi quantitativi di hashish in arrivo dal Marocco. Alle prime luci dell’alba di ieri la Dda di Catanzaro e la guardia di finanza hanno eseguito 25 fermi a carico di altrettante persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.
Nell’operazione che ha sgominato quella che gli inquirenti ritengono essere una «multinazionale del narcotraffico» attiva anche nella nostra provincia, a finire nei guai è stato pure un 65enne originario di Licata ma residente a Mariano Comense.
Dietro a tutto, secondo la Dda, si muovevano le cosche di ’ndrangheta che tenevano rapporti con i fornitori colombiani.
In questo quadro sarebbe emerso con forza anche il ruolo di alcune donne che facevano da intermediarie nella compravendita dello stupefacente.
Altro punto di approvvigionamento era, come detto, il Marocco. Dalle indagini sarebbe emerso che l’associazione era in trattativa per l’acquisto di 3mila chili di hashish che, secondo calcoli fatti dagli stessi sodali, avrebbero portato ad un guadagno quantificato in circa cinque milioni di euro. Soldi che poi sarebbero stati investiti nel mercato della coca considerato più redditizio.



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