Traffico di cuccioli di cane dall’estero con viaggi dell’orrore. Indagini della Polstrada nell’Erbese

Traffico di cuccioli

Secondo gli agenti della polizia stradale di Amaro (Udine) che hanno condotto le indagini, una delle presunte finanziatrici della banda attiva nell’importazione di cuccioli di cane di varie razze in età pre-svezzamento (animali in arrivo da Ungheria, Polonia e Slovacchia) era una signora che risiede nell’Erbese. Colpita, quest’ultima, dalla misura cautelare dell’obbligo di firma e del divieto di espatrio nell’ambito di una indagine coordinata dalla Procura friulana. Sono otto in totale le misure emesse che sono andate a colpire anche gli altri componenti di un gruppo dedito al traffico internazionale di cuccioli. Nel mirino sono finiti anche un veterinario di Milano, due allevamenti della Bergamasca e chi materialmente trasportava gli animali in viaggi da incubo, dove i cagnolini erano stipati nelle gabbie contenute nelle auto. Bestioline acquistate oltre confine ad un prezzo di 50, 100 euro e rivendute a 1.000 euro a famiglie in cerca di animali di compagnia. Sono 150 i cuccioli sequestrati dalla polizia stradale udinese, soprattutto di razza pincher, chihuahua, bulldog francese e akita.
I trasporti erano bisettimanali ed erano destinati agli allevamenti della Bergamasca, dove venivano simulate le nascite e creata tutta la documentazione che la Procura ritiene essere falsa. Cani che arrivavano anche nell’Erbese, dove si muoveva – sempre secondo le accuse della Polstrada – la donna che viene ritenuta essere una delle finanziatrici.
Le indagini erano iniziate dopo che una pattuglia della polizia stradale aveva intercettato (lungo la autostrada A23, ad Amaro) un’auto che viaggiava con a bordo ben 65 cagnolini. Inchiesta che si è via via allargata fino ad ottenere le misure cautelari nei confronti di otto persone, sei italiani e due stranieri. Nel corso dell’attività di indagine sono stati compiuti anche molti sequestri di materiale informatico (pc e cellulari) e cartaceo che ora verrà passato al setaccio alla ricerca di elementi che possano supportare l’ipotesi accusatoria.
Il giro d’affari del gruppo si sarebbe aggirato intorno ai 150 mila euro, ma gli inquirenti non escludono che possa essere ben più ampio.

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