Tragedia dell’Atr 42, il triste anniversario. Nell’incidente persero la vita 37 persone

Atr 42 caduto a Conca di Crezzo

«Il mio impegno prosegue dopo decenni per ricordare e tutelare i due piloti che quella sera persero la vita e che fino all’ultimo fecero di tutto per salvare le persone che erano a bordo dell’aereo». Parole del comandante Rinaldo Pozzi, nell’anniversario della tragedia dell’Atr 42 caduto a Conca di Crezzo, nella zona montuosa tra Barni e Oliveto Lario, il 15 ottobre del 1987.
Ogni anno è stata organizzata una cerimonia commemorativa davanti al monumento che ricorda quanto avvenuto, che però in questo 2020 è saltata per le problematiche legate all’emergenza Coronavirus.
Pozzi è sempre stato in prima linea, per far sì che la disgrazia nei cieli del Lario non venisse rimossa dalla memoria. «Il pensiero a chi perse la vita è sempre doveroso – aggiunge – In questi anni, anche se è passato molto tempo, la comunità di Barni è sempre stata presente e non ha mai dimenticato quanto avvenne, anche se è passato molto tempo. Lo testimoniano la vicinanza dell’amministrazione, del Gruppo Alpini e delle tante persone che sono state sempre vicine al Comitato vittime dell’aviazione civile – fondato dopo quella tragedia – e ai familiari che hanno pianto i loro cari. Merita un ricordo anche don Emilio Lorvetti, scomparso nel 2018 a 85 anni, che fu tra i primi a dare l’allarme e a cercare di portare, vanamente, i soccorsi in quella drammatica circostanza».
Era la sera 15 ottobre del 1987, caratterizzata da nuvole, pioggia e freddo: l’aereo Atr 42, detto Colibrì, in volo tra Milano-Linate e Colonia, in Germania, cadde in una zona impervia a circa 750 metri di quota, nel Triangolo Lariano. A bordo c’erano 37 persone: nessuna sopravvisse. La maggior parte di loro era di nazionalità tedesca. Tre erano membri dell’equipaggio: Lamberto Lainè, 43 anni, di Roma, comandante; Pierluigi Lampronti, 29, di Trieste, secondo pilota; Carla Corneliani, 35 anni, di Mantova, assistente di volo.
L’aeromobile era denominato “Città di Verona”, la sua sigla I-ATRH. «Stiamo precipitando» fu l’ultimo urlo del pilota alle 19.29. Il velivolo era partito quindici minuti prima, in ritardo di circa un’ora sulla tabella di marcia, proprio a causa del maltempo e dell’intenso traffico nei cieli della Lombardia.
Poi, sopra Lecco, lo stallo dovuto alla formazione di ghiaccio sulle ali e la caduta nel Triangolo Lariano: tutto in 50 secondi, come poi è stato accertato dalle registrazioni della scatola nera.
«Ho conosciuto personalmente i piloti – spiega ancora Pozzi – Lainè era esperto ed era una persona gioviale, molto disponibile. Lampronti era giovane e motivato, con una grande voglia di imparare e di migliorarsi. Quella sera hanno lottato fino all’ultimo, non hanno lasciato nulla di intentato».
Un pensiero arriva anche da Francesca Lainè, figlia del comandante dell’Atr 42, che pure ha intrapreso la carriera di pilota di aerei.
«Vorrei ricordare il grande patrimonio affettivo lasciato da mio padre, fatto di amici e colleghi che a distanza di 33 anni non hanno smesso di starmi accanto».
Il ricordo per chi ha vissuto quella tragedia è rimasto indelebile. Subito dopo lo schianto, molti cittadini della zona giunsero sul posto per le ricerche, non facili, perché il punto della caduta era in un luogo impervio. Servì qualche ora per trovare i resti dell’apparecchio, con tutti i mezzi che nel frattempo erano confluiti sulla strada che porta al Colle del Ghisallo. Una notte vissuta con le sirene dei mezzi che ininterrottamente si spostavano verso il Triangolo Lariano, mentre da Onno, sotto la Conca di Crezzo, con un potente faro si cercava di illuminare il punto dell’impatto. Fin da subito si capì, drammaticamente, che non c’erano stati superstiti.
Al vicino Rifugio Madonnina venne allestita la centrale operativa, mentre alla palestra del centro sportivo di Asso vennero poi portate le bare con i resti di equipaggio e passeggeri.
Una vicenda che poi ha avuto una ulteriore coda tragica, con la morte del carabiniere 19enne Massimo Berth, vittima di un incidente stradale mentre era operativo nella zona dei soccorsi.

Nella foto sopra, l’Atr 42 Colibrì “Città di Verona” (siglato I-ATRH) precipitato a Conca di Crezzo. L’immagine è stata concessa al Corriere di Como dalla Werner Fischdick Collection.

Conca di Crezzo Monumento ai Caduti Atr42
Conca di Crezzo. Monumento ai Caduti dell’Atr 42


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