Tragedia di Cabiate, la mamma di Sharon: «Una crudele, irrazionale, inaccettabile verità»

La lettera della madre letta dalle avvocatesse della famiglia

«Non cerco vendetta ma giustizia». E cita un passo del Vangelo di Matteo: «Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare».
La mamma della piccola Sharon, morta l’11 gennaio scorso, ad appena un anno e mezzo, per mano – secondo la tesi della Procura di Como – dell’ex compagno della donna ora detenuto in carcere a Pavia (decesso sopraggiunto in seguito alle gravi ferite e violenze subìte mentre la piccola trascorreva il pomeriggio con l’uomo), oggi per la prima volta ha parlato. Non l’ha fatto direttamente, ma tramite i propri avvocati, i legali Elisabetta Fontana e Lara Citterio.
E l’ha fatto attraverso una lettera letta davanti al Tribunale di Como, davanti cioè a quel palazzo al cui interno si sta indagando su quanto avvenuto in quel maledetto pomeriggio di Cabiate.
«Esco dal silenzio per te»
«Esco dal mio silenzio solo per te». Così inizia la lettera della giovane mamma di Sharon, bimba di appena un anno e mezzo che sta ancora attendendo il nulla osta per ricevere l’ultimo saluto dalla comunità di Cabiate.
«Dammi la forza per non arrendermi. Stammi accanto ora che ho perso ogni certezza. Ti ho avuta che ero ancora una ragazza e hai subito illuminato la mia vita. Mi immaginavo un futuro dove saremmo cresciute insieme, io mamma e tu figlia. Ora che un tragico destino ha spezzato i nostri sogni penso al tuo sorriso. Rivedo il tuo volto, accarezzo i tuoi capelli, come quando mi venivi incontro al ritorno dal lavoro».
Al momento della tragedia, la madre stava lavorando in un bar a Monza, e la piccola era stata affidata – solo per quel pomeriggio, e per la prima volta – al compagno della donna. «Come me ti fidavi e come me sei stata tradita – si legge ancora nella lettera – Ti penso felice, come quando giocavi serena».
Quel maledetto giorno
«Quel maledetto pomeriggio ho chiamato tante volte e sono stata ingannata. Mi veniva detto che stavi bene, che era tutto a posto, ma sentivo nel cuore che c’era qualcosa di sbagliato e ho insistito». Fu la nonna, avvisata di andare a controllare, a lanciare l’allarme chiamando disperatamente il 118: «La nonna ha capito immediatamente che stavi male. Mia bambina, ti hanno portato in elicottero in ospedale e poche ore dopo non respiravi più. Il freddo e il buio sono calati dentro di me. Eri troppo piccola per morire da vittima. In un pomeriggio ho perso tutto. Sono tornata figlia dopo essere stata madre. Solo mio papà, mia mamma e mia sorella, con il loro dolce abbraccio, mi confortano e mi danno ancora una speranza. Ciao Sharon, resta con me».
Poi l’appello: «Non cerco vendetta, ma giustizia», preceduto dal passo citato in precedenza del Vangelo di Matteo.
«L’abbraccio della comunità»
«Il dolore di questa famiglia – hanno poi commentato gli avvocati Lara Citterio e Elisabetta Fontana, una volta terminata la lettura della lettera della mamma – è un dolore che ha colpito anche il paese di Cabiate travolgendo un po’ tutti. Un dolore che traspare anche dalle parole di questa madre. Chiediamo alla comunità di stringersi attorno a lei e alla sua famiglia, non solo quando potremo dare l’ultimo saluto a Sharon, ma anche dopo. Quando il silenzio diventerà ancora più pesante».

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