Tragedia di Lenno, la ragazza belga interrogata: «Non li ho visti»

Tribunale di Como

Rimane ai domiciliari la ragazza di 20 anni nata a Losanna ma residente in Belgio, nelle Fiandre, arrestata per volere del pubblico ministero Antonia Pavan dopo l’incidente nautico di Lenno che – venerdì scorso – è costato la vita a Luca Fusi, 22enne di Guanzate. La decisione di convalidare la misura cautelare e di disporre la permanenza della ragazza nella casa di famiglia in frazione Campo a Lenno, è stata presa dal giudice delle indagini preliminari di Como, Laura De Gregorio, al termine dell’interrogatorio che si è tenuto ieri mattina. La custodia cautelare è stata confermata solo per l’omicidio colposo e non per l’altro reato che viene contestato, ovvero il naufragio.

È questo l’esito di una giornata lunga, iniziata con l’arrivo della giovane al palazzo di giustizia a metà mattina e proseguita con l’interrogatorio e la lettura della decisione avvenuta nel pomeriggio.
La 20enne belga era assistita dall’avvocato Massimo Schipilliti. La Procura della Repubblica aveva chiesto la conferma dei domiciliari per la totale mancanza di precauzioni in spregio del pericolo per la vita e per l’incolumità delle persone che era stata dimostrata dalla 20enne, Cèlia Wuttke, con la sua condotta. La pm aveva poi sottolineato al giudice anche il pericolo di fuga, essendo la ragazza in partenza per la Francia.

Il giudice ha accolto la richiesta della pubblica accusa – tranne che per l’ipotesi di reato di naufragio – in base al rischio di reiterazione del reato anche in relazione alla gravità della condotta, e pure in base al rischio di inquinamento probatorio. I carabinieri della compagnia di Menaggio, al termine dell’udienza, hanno quindi riscortato la 20enne del Nord Europa nella casa di famiglia a Lenno dove stava trascorrendo le vacanze con la sua compagnia di amici e dove ora rimarrà in custodia cautelare in attesa di nuovi sviluppi nelle indagini.

La ragazza, di fronte al giudice, aveva in precedenza raccontato il suo ricordo di quel drammatico giorno. Partendo appunto dalla patente ottenuta in Spagna e dal fatto che su quella barca ci era già salita e aveva già guidato, pure in compagnia con il parente che è poi anche il proprietario del natante.
La 20enne avrebbe riferito di sapere che la barca, la Nxt 20 Mastercraft, poteva trasportare fino a 11 persone e che quindi non si sarebbe posta problemi sulla capienza della stessa.
Avrebbe però riferito di non sapere che per fare sci nautico o wakeboard le normative erano diverse, e comportavano la presenza di al massimo tre persone tra cui un esperto di nuoto oltre al guidatore e agli sciatori. L’interrogatorio, durato oltre un’ora, sarebbe poi proseguito affrontando il momento della tragedia. La Wuttke avrebbe detto di non aver visto la barca davanti a lei, perché la punta era alta e nascondeva la visuale. I ragazzi a bordo del natante erano – secondo il suo racconto – tutti nella parte dietro del motoscafo (tranne due sdraiati davanti) e questo l’avrebbe fatto “impennare” ancora di più.

Ma la 20enne belga si sarebbe anche contraddetta, dicendo che al momento di dare gas e planare attorno non aveva barche e nemmeno persone in acqua a fare il bagno. Una versione che non sarebbe riscontrata, in quanto più testimoni avrebbero riferito agli inquirenti che di barche ce ne erano eccome, almeno cinque. Particolare che sarebbe anche stato contestato alla ragazza, che avrebbe poi detto di riferirsi solo ai bagnanti.
L’ultima parte avrebbe poi toccato il momento dell’impatto, con un amico che era sulla barca finito in acqua e anche la 20enne che avrebbe battuto il capo in seguito all’urto.

La difesa avrebbe poi chiesto al giudice delle indagini preliminari di non convalidare l’arresto, sostenendo anche la non sussistenza del reato contestato di naufragio.
Da questo momento sarebbe iniziata l’attesa per la decisione del giudice delle indagini preliminari di Como che nel pomeriggio, intorno alle 15, ha poi sciolto la riserva.
Nessuna convalida e misura per il naufragio, ma anche la conferma degli arresti domiciliari per l’omicidio colposo in seguito al rischio di reiterazione del reato e all’inquinamento probatorio.

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