Tragedia in Val Cavargna: il sindacato è parte civile

Palazzo di giustizia

In quattro (su cinque) hanno chiesto il rito Abbreviato subordinato all’interrogatorio di un paio di testimoni per indagato. Il quinto non ha invece avanzato alcuna richiesta, sfidando l’eventuale rinvio a giudizio. Il giudice dell’udienza preliminare, Carlo Cecchetti, ha poi rinviato a luglio quando si pronuncerà sui riti invocati. Prima udienza, ieri mattina, per la tragedia che avvenne nel cantiere per la costruzione della diga in Val Cavargna.
Zyber Curri, 48 anni, viveva a Edolo, in Val Camonica, sposato e con un figlio. Il 12 dicembre del 2018, mentre percorreva un sentiero ricavato per raggiungere il punto dove stava lavorando alla «captazione delle acque del torrente Cuccio», scivolò sul ghiaccio precipitando per 30 metri nel letto del torrente. Per lui non ci fu nulla da fare. Le indagini per risalire alle eventuali responsabilità legate ai datori di lavoro furono però assai complesse, tanto che ora la Procura contesta anche (a un indagato) il falso per un contratto esibito ma ritenuto dall’accusa non veritiero. Sono comunque cinque le persone che si difenderanno: si tratta – come sempre nei casi di infortuni sul lavoro – dei datori di lavoro, dei coordinatori, degli amministratori e anche dei consulenti in tema di antinfortunistica. Tutti residenti in Valtellina, tranne un 53enne di Borgo Ticino.
La moglie e il figlio dell’operaio di origine kosovara si sono costituiti parte civile come pure la Cgil, sindacato dei lavoratori.

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