Tragedia nel Lario: sequestrate le attrezzature dei tre sub

alt Paola Nardini è stata ritrovata nella serata di mercoledì a 89 metri di profondità. Si spera di ottenere informazioni su quanto accaduto dalla “scatola nera” che portava al polso
Verranno analizzate le apparecchiature non solo della 35enne, ma anche dei compagni di immersione

Tutto sotto sequestro. Non solo l’attrezzatura della sub 35enne di Tavernerio, Paola Nardini, ritrovata a 89 metri di profondità dopo quattro giorni di ricerche, bensì anche quella utilizzata dai due compagni di escursione. Il primo risalito incolume, il secondo, compagno della madre della sfortunata ragazza, costretto a far ricorso alle cure della camera iperbarica.
Un atto dovuto, questo triplice sequestro, e forse anche necessario da parte della procura cittadina per cercare di capire

cosa sia avvenuto domenica intorno a mezzogiorno ad una quota compresa tra i meno 30 e i meno 50 metri nelle profondità del Lario, livello in cui sarebbero iniziati i problemi che hanno poi portato alla tragedia. I tre equipaggiamenti verranno periziati da un consulente e confrontati l’uno con l’altro in cerca – grazie appunto alla comparazione dei dati raccolti – di eventuali anomalie. Si tratta delle bombole, degli erogatori, della muta, del jacket (che se attivato riporta il sub a galla) ma anche del computer da polso. Quest’ultimo, tra l’altro, utilizzato dalla quasi totalità dei sub, è una sorta di scatola nera che registra ogni tipo di dato, dalla temperatura dell’acqua ai livelli successivi di immersione e emersione. Più molti altri parametri e dati come la quota massima di profondità raggiunta e gli intervalli necessari per poter riemergere. Anche questi elementi, un volta confrontati, potranno giocare un ruolo fondamentale per ricostruire la vicenda di Paola e il perché dell’esito tragico di quello che doveva essere un pomeriggio con amici alle prese con il proprio hobby. L’attrezzatura, da quanto è stato possibile apprendere, sarebbe stata ritrovata in ordine, almeno a un primo esame superficiale ma esterno.
Il magistrato non ha ancora disposto l’autopsia, cosa che dovrebbe avvenire nelle prossime ore. Anche questo passaggio potrebbe giocare un ruolo chiave per comprendere le cause della tragedia. Ovvero se a causare la crisi di panico della 35enne e l’esigenza di strapparsi l’erogatore, sia stato un malore oppure altro. Al momento del recupero del corpo, trasportato poi nell’area nei pressi di Villa Geno, il medico legale ha comunque già effettuato un primo esame esterno del corpo.

M.Pv.

Nella foto:
Paola Nardini, 35 anni di Tavernerio

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