Transiberiana “made in Como”

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Personaggi – L’avventura di un fotoreporter lariano da Mosca a Vladivostok, che ha totalizzato 147 ore di viaggio in ferrovia

Attraversare la Siberia da Mosca a Vladivostok toccando Perm, Ekaterinburg, Novosibirsk, Irkutsk e Ulaan Udo? Significa sopportare 147 ore di treno. È il viaggio compiuto da Nicola De Marinis, fotoreporter lariano che, con il collega giornalista Carlo Otto Brambilla, ha accettato la proposta delle Rzd, ente delle Ferrovie Russe, di realizzare un reportage di un viaggio durato più di 10 giorni lungo la Transiberiana, tagliando una striscia di terra immensa, attraversando

ben 9 fusi orari. Un bello sforzo col caldo umido, dalla fine di luglio alla metà di agosto.
«Certo molto impegnativo, ma decisamente emozionante – dice Nicola De Marinis, che ora dedicherà un libro alla sua avventura – Ci erano state proposte due opzioni. Una tipicamente da turisti, quasi una crociera classica su un treno di lusso. E, sempre sullo stesso percorso, un viaggio su un treno che trasporta normalmente gli abitanti locali. Noi abbiamo ritenuto la seconda soluzione più interessante, forse meno comoda ma di sicuro più valida per conoscere le etnie diverse e i diversi luoghi e stazioni in cui il treno avrebbe fatto le sue fermate. Devo ammettere di aver apprezzato la cura e la pulizia. I pasti erano cucinati di volta in volta, mai precotti».
«È stato un piacere – prosegue De Marinis – anche fermarsi per vedere quanto rigore e ordine esiste in quelle stazioni , anche secondarie. E apprezzare la popolazione in tutte le sue sfaccettature. Abbiamo viaggiato in una seconda classe dignitosa, anche se le temperature alte – tra i 35/38 gradi di caldo umido – ogni tanto pesavano come i chilometri, quelli parevano infiniti».
Avete raccolto le tante foto corredate da una specie di diario di bordo.
«Abbiamo i contatti editoriali interessati al nostro materiale, vorremmo farne un libro, non prima di tornare nelle stesse zone con un viaggio che però punti al Nord e soprattutto d’inverno. Credo sarebbe una visione più completa delle due stagioni contrapposte. Per questo motivo, con Carlo, tornerò verso dicembre e, solo dopo questo viaggio, con temperature fredde, avremo abbastanza materiale per completare e pubblicare il nostro libro dedicato alla Siberia».
È un percorso su un binario che attraversa i continenti che vi ha toccato il cuore. Quale momento ricorda in particolare?
«Sicuramente il potente fischio di partenza del treno alla stazione di Mosca. Ma anche, all’arrivo, il tramonto sull’Oceano a Vladivostok».
Che difficoltà avete incontrato nel vostro viaggio sulla Transiberiana?
«Direi davvero poche, solo i lunghi percorsi in treno e le alte temperature, ma per il resto eravamo monitorati e tutelati dall’ente delle Ferrovie. D’altra parte su quel treno si sale solo con nome e cognome e con il passaporto in mano, una sicurezza per chi trasporta e per chi viaggia».
Non è la prima volta che la Transiberiana diventa un’avventura comasca. Nell’ormai lontano 1979 ebbe successo il libro del fotografo ed editore Enzo Pifferi Transiberiana Proibita, frutto di un reportage di sei anni prima.

Federica Rossi

Nella foto:
Sopra, De Marinis (a sinistra) e Carlo Otto Brambilla dopo l’arrivo a Vladivostok. A destra, marinai russi in uno scatto del fotografo comasco

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