Transumanza in ritardo, aumentano i costi per gli allevatori comaschi

Una mucca

Mandrie e greggi in quota, ma con un ritardo medio di circa 15 giorni “che ha determinato un sensibile costo per gli allevatori, costretti ad alimentare più a lungo le vacche in stalla in attesa del “via libera” sui pascoli in quota”. Lo rimarca il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi in occasione della transumanza estiva, in via da completamento che ha visto un marcato differimento per colpa del clima: colpa del freddo prolungato di tarda primavera, innanzitutto, e delle nevicate che si sono protratte in quota anche nel mese di maggio.

“Una costante che ha caratterizzato l’annata nelle province del settentrione lombardo e che ha avuto i suoi effetti anche sul mancato guadagno per le attività di agriturismo stagionale in quota, la cui apertura viene in molti casi ritardata” osserva Trezzi. “Purtroppo, è un danno che si aggiunge al danno nel periodo più disastroso di sempre, dall’inizio della pandemia quasi un anno e mezzo fa”.

L’attività d’alpeggio – che coinvolge un numero considerevole di giovani anche nelle due province di Como e Lecco è l’elemento di traino di un’agricoltura di montagna che “va salvaguardata come pratica eroica che valorizza e tutela un territorio ricco di storia e biodiversità grazie al lavoro degli agricoltori, paladini di una rinnovata cultura imprenditoriale e sociale che offre grandi opportunità di sviluppo”.

Per garantire futuro ai nostri giovani allevatori – custodi dell’identità rurali agroalimentare dall’Alto Lario occidentale alla Valsassina – “è importante mettere le attività montane sempre più al centro di strategie concrete e interconnesse tra i diversi settori produttivi, dall’agricoltura all’artigianato alla ristorazione e agli eventi sportivi, anche in vista della prossima sfida olimpica che toccherà il nord della Lombardia. Ad esempio, è importante evidenziare la cultura dell’alpeggio anche negli itinerari turistici e di visita, creando ulteriore appeal territoriale e rivitalizzando l’economia rurale in quota”.

“Agricoltura e turismo – commenta Trezzi – sono comparti duramente provati dall’emergenza pandemia, che meritano attenzione e rispetto. E invece che succede? Ci ritroviamo in questo stato, che rasenta il ridicolo. Un territorio sfregiato e nessuna considerazione per la tutela di due attività primarie. Senza l’agricoltura e senza una filiera di incoming questo territorio muore e, con esso, muore la tradizione dell’alpeggio e di formaggi antichi come la storia dell’uomo”.

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