Trasloco del Comune in Ticosa. Uffici nell’area dell’ex tintostamperia. La clamorosa ipotesi della giunta di Como

Area Ticosa Como

Palazzo Ticosa. Il Comune di Como potrebbe cambiare nome. Abbandonare il vecchio e glorioso edificio di via Vittorio Emanuele intitolato a un’antica famiglia del capoluogo e trasferirsi, armi e bagagli, in un centro direzionale nuovo e ipermoderno, da costruire sulle ceneri della tintostamperia di via Achille Grandi.
Fanta-architettura? Fino a un certo punto. Perché lo scenario, per quanto immaginifico e molto suggestivo, è stato squadernato ieri come possibile dall’architetto Giuseppe Ruffo, dirigente all’Urbanistica e Pianificazione di Como dal 3 settembre dello scorso anno.
Ruffo ha presentato una relazione e alcune slide alla giunta. Un progetto «interno» che costituisce soltanto il primo passo di una possibile rivoluzione.
Pochissime le indiscrezioni filtrate ieri al termine della riunione. Ancora una volta, e non si capisce perché, è stato imposta la totale riservatezza su un’idea che interessa tutti i cittadini. Nel nuovo municipio in Ticosa, infatti, si vorrebbero (o potrebbero) insediare gli uffici oggi sparsi in varie parti della città. Ovviamente, insieme con il Palazzo in Ticosa sarebbe realizzato un parcheggio – poco meno di mille posti, terrazzati e non a vista – mentre la Santarella verrebbe trasformata in museo o luogo per la cultura. Nessuna anticipazione, al momento, per la riconversione dell’attuale Comune.
Una cosa è certa: i due edifici che occupano il quadrilatero via Vittorio Emanuele, via Perti, viale Lecco, via Indipendenza occupano uno spazio gigantesco in pieno centro storico e hanno un valore commerciale potenzialmente stratosferico. Potrebbero essere facilmente valorizzati e coprire in parte i costi di costruzione della nuova sede nella ex Ticosa. Un’altra novità emerge in modo chiaro da questo abbozzo di discussione: il futuro dell’area di via Grandi non è più vincolato alla iniziativa privata. La scelta di decentrare gli uffici è coraggiosa e proietta per la prima volta sull’asse della tangenziale un centro direzionale di cui si è sempre favoleggiato ma mai parlato in modo concreto.

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