Trasporto pubblico messo a nudo dal Covid

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Tra gli effetti collaterali della drammatica pandemia ce n’è uno che potremmo chiamare “effetto schiumarola”. Il Covid, con il suo carico di contagi, porta a galla le nostre carenze, i problemi lasciati in sonno da troppo tempo. È questo il caso della sanità e della scuola, da domani di nuovo a distanza nelle classi superiori, ma anche del trasporto pubblico. La seconda ondata del coronavirus evidenzia impietosamente quanto sia inadeguato questo ambito, ovunque in Italia e, naturalmente a Como. Gli autobus stracolmi di studenti e di persone che vanno e vengono dal lavoro, più che veicoli di mobilità lo sono di trasmissione del virus.

I nodi vengono al pettine oggi, ma hanno radici lontane, ben al di là dell’emergenza che viviamo. In un quarto di secolo la velocità commerciale dei mezzi pubblici su gomma in città è passata da 16 a 18 chilometri all’ora. Una simile prestazione significa molte cose insieme: l’eccesso di traffico, lo stato e la limitatezza delle strade del capoluogo, la mancanza di una rete articolata e interattiva di trasporti, la scarsa frequenza delle corse. Un groviglio che dura e si ingarbuglia da decenni.

Oggi il Comune di Como lavora a un nuovo Piano del traffico, l’ultimo risale a vent’anni fa. Il punto, però, è che i vari vettori, su gomma, su ferro e su acqua, dovrebbero essere pienamente coinvolti e responsabilizzati. Questa è una grande occasione. In particolare, i loro referenti istituzionali, quelli che erogano le risorse, dovrebbero essere sensibilizzati con ogni mezzo di pressione politica, affinché lavorino assieme e riescano a fornire servizi migliori sotto il profilo qualitativo e quantitativo.

Ne abbiamo bisogno più che mai, sotto i colpi della pandemia e di una mobilità che da qualche settimana peggiora ulteriormente a causa della scriteriata gestione dei tempi dei passaggi a livello. E anche per via della ben nota e atavica fame di parcheggi. Se non bastasse, l’inquinamento atmosferico della stagione fredda evidenzia questa necessità.

Quante volte abbiamo ragionato sulle mancate occasioni dell’offerta “naturale” e di infrastrutture già presenti. Abbiamo a disposizione quella che si può definire l’autostrada del lago, una via per l’appunto naturale, utile per una fascia di pendolari che affluiscono al capoluogo dalle sponde del Lario. La usiamo in minima parte perché la Navigazione non è in grado di offrire un potenziamento del servizio di battelli e aliscafi. Abbiamo il sedime della ferrovia e da trent’anni enunciamo parole, che si disperdono nell’aria, sul suo possibile utilizzo in funzione di metropolitana leggera.

Se usciremo dalla pandemia, e gli esperti dicono che occorrerà ancora un anno, la dura lezione che ci viene impartita non dovrà andare sprecata. La sanità, la scuola, il lavoro, il trasporto ne usciranno per forza cambiati. E i cambiamenti vanno accompagnati con un po’ di lungimiranza. Anche perché salute, istruzione, occupazione e mobilità sono la nostra vita di tutti i giorni.

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