Travolto da una valanga: muore il “ragno” comasco Matteo Bernasconi

Soccorso alpino Bernasconi

Era un alpinista esperto, Matteo Bernasconi, chiamato “Berna” dagli amici, tra cui i Ragni di Lecco di cui faceva parte e che ieri hanno lasciato la bacheca Facebook a lutto con un solo saluto («Ciao») e una foto dell’amico che guarda lontano. Il comasco, 38 anni, sposato e padre da appena due anni, è morto martedì mentre era impegnato in una scalata in solitaria sul Pizzo del Diavolo, montagna tra la provincia di Bergamo e quella di Sondrio. Ad ucciderlo è stata una slavina, che prima l’ha inghiottito poi l’ha espulso lasciando il corpo senza vita sulla neve. Per il lariano, volto noto dell’alpinismo nazionale, non c’è stato nulla da fare. Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, hanno potuto solo constatare quello che era avvenuto. La valanga è caduta nel canale della Malgina.
L’allarme era stato lanciato nella serata di martedì. L’auto di Bernasconi era stata ritrovata a Castello dell’Acqua, in provincia di Sondrio. Ma il recupero – una volta individuato il corpo, in piena notte – è potuto avvenire solo nella mattinata di ieri. «Il ritrovamento dell’auto all’imbocco della valle ha permesso di concentrare le ricerche – hanno fatto sapere gli uomini del Cnsas, VII Delegazione Valtellina Valchiavenna, che hanno lavorato con i tecnici, le unità cinofile da valanga e con il Sagf, il Soccorso alpino della finanza – Quando siamo arrivati sul posto non c’era più nulla da fare. Il recupero è terminato stamattina (ieri, ndr) con l’elicottero del 118 decollato dalla base di Caiolo».
Matteo Bernasconi era appena rientrato – in febbraio – dalla Patagonia in Argentina, in una spedizione su quella che viene chiamata la via dei Ragni, aperta nel 1974 sulla parete Ovest del Cerro Torre.
Dal 2003 l’alpinista comasco era entrato a far parte del celebre gruppo lecchese, mentre dal 2011 era anche Guida alpina. Numerosissimi i messaggi di cordoglio che hanno riempito le pagine social dell’alpinista lariano.

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